Per i 112 esuberi Abet niente cassa integrazione: ricollocazioni, esternalizzazioni e incentivi all’esodo

L'ingresso. Agli stabilimenti storici di Abet in viale Industria a Bra

Niente cassa integrazione ma incentivi all’esodo per quanti decideranno di dimettersi, garanzie per chi accetterà l’esternalizzazione, accompagnamento alla pensione anticipata per coloro che sono vicini a raggiungere i requisiti necessari. Sono i tre pilastri dell’intesa che mar­­­­tedì scorso sindacati e di­rigenza dell’Abet Spa hanno sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma. Si chiude così la crisi apertasi a gennaio quando la principale azienda del polo del laminato plastico a Bra, due stabilimenti e circa 600 dipendenti in Bescurone, aveva avviato una procedura di mobilità per 112 esuberi.

Il segretario dei chimici Cgil Enrico Cabutto: «Non è stato facile raggiungere e accettare quest’accordo ma lo definirei dignitoso.Perché va nella direzione di difendere i lavoratori, conservare le loro tutele e limitare i danni rispetto alle prospettive di partenza della trattativa. Ora Abet ha fino al 31 maggio per ottenere l’accettazione individuale dagli interes­sati». In un referendum organizzato dalle rappresentanze sindacali la gran parte si è già espressa favorevolmente.

QUANTI POSTI PERSI? Cabutto prosegue: «Oltre all’incentivo economico abbiamo fissato tre paletti a garanzia degli operai che passeranno alle dipendenze di un’al­tra ditta delegata da Abet a fornire alcune mansioni dentro la sua fabbrica. A queste persone non potrà essere applicato il Jobs Act con le sue facilitazioni ai licenziamenti. Conserveranno almeno parzialmente il salario attuale grazie all’applicazione di superminimi. E se Abet un domani dovesse ripensarci e re-internalizzare i reparti, tutte tornerebbero alle sue dipendenze». Previsti anche cambi di mansioni mantenendo il rapporto contrattuale già esistente. Da 112 che erano stati dichiarati, quanti posti effettivamente si perderanno?«Lo sapremo a fine maggio» –conclude Cabutto.

L’amministratore delegato di Abet ing.Ettore Bandieri: «Il nostro sforzo e l’impegno sono stati rilevanti (anche sul piano economico) e all’insegna della massima responsabilità per conciliare al meglio, tenuto conto dell’attuale contesto di mercato, le esigenze dell’azienda con quelle dei suoi lavoratori. Ora auspichiamo di realizzare nei tempi previsti gli obiettivi del piano industriale per il rilancio e l’ulteriore sviluppo delle attività, nonché per il mantenimento della competitività di Abet sui mercati nazionali ed esteri».    

30 MILIONI DI INVESTIMENTI. Non solo tagli. Abet Laminati contestualmente alla riorganizzazione per cui ha infine raggiunto l’accordo con i sindacati, ha in atto un piano d’investimenti da 30 milioni di euro. In buona parte sono stati concentrati nel nuovo capannone costruito in strada Falchetto presso lo stabilimento Folden. Una nuova linea di pressa e impregnatrice fenolica «ad altissima capacità produttiva» – scrive l’azienda. Previsti inoltre la «creazione di un nuovo reparto per la stampa digitale» e il «rafforzamento di alcune consociate estere (in particolare Usa, Germania e Cina)». La riduzione degli organici è stata definita «necessaria» per fronteggiare «i nuovi concorrenti operanti in Paesi a basso costo produttivo» e «sostenere il rilancio». Attiva da 62 anni, Abet è leader mondiale nel laminato plastico di qualità e d’innovativo design. Conta 13 consociate straniere, vende oltre 21 milioni di metri quadri di pannelli all’anno e l’ultimo fatturato ha raggiunto circa quota 190 milioni di euro.