Pasticciaccio nocciola “Langhe”: sempre più vicina la strada del Tar

Sembra sempre più probabile che il pasticciaccio romano sulla nocciola “delle
Langhe” possa trovare soluzione solo grazie al pronunciamento del Tar del Lazio.
«Cosa più che possibile – confermano gli avvocati Roberto Ponzio e Vittorio
Barosio, incaricati del patrocinio da un centinaio di Comuni dell’Alta Langa, da
enti e associazioni di categoria – perché il 27 dicembre scadrà la possibilità
di valutare il ricorso contro il decreto del 4 ottobre e, causa crisi di
Governo, ci siamo anche trovati senza un interlocutore ministeriale. Le
possibilità di ottenere un risultato grazie al ricorso in autotutela già
presentato sono quindi in rapidissima caduta».

La volontà di dare un seguito di fronte al giudice amministrativo è stata
inoltre ribadita venerdì nel corso di un incontro che ha visto ulteriormente
allargarsi il fronte dei Comuni e degli enti favorevoli all’ipotesi. In
settimana, però, non erano mancati nuovi interventi e contributi circa l’operato
del Ministero delle Politiche Agricole. Chiamato in causa come principale
artefice di una scelta che ha ricevuto un diluvio di critiche, il viceministro
del Mipaf Andrea Olivero ha preso la parola per difendere l’operato suo e dello
stesso Ministero, bersagliati anche via etere dal siparietto settimanale che la
comica torinese Luciana Littizzetto tiene su “Che tempo che fa”.

«Il mio impegno – ha replicato Olivero – è tutto a favore dei produttori: in
politica non contano le battute, ma i risultati che si rie­scono a portare a
casa. Il mio scopo – ha ribadito Olivero – non è buttare ogni cosa in politica,
ma quello di procedere per dare certezze alla filiera, chiarezza ai consumatori
e proteggere il nome “Langhe” così come il patrimonio delle nostre eccellenze
agroalimentari». Per farlo il ministro ha allertato gli uffici competenti del
suo dicastero, per mettere in moto contatti “informali” con Olanda e Romania e
tentare la via di una cancellazione volontaria del toponimo Langhe dai loro
registri varietali.

«Da anni – ha concluso il senatore cuneese – la dicitura “Tonda e gentile delle
Langhe” corrisponde a una specie vegetale coltivabile su tutto il territorio
italiano. Non si può quindi parlare di scippo ma, al massimo, di colpevole
disattenzione».

Una proposta concreta per uscire dall’impasse è quella intanto arrivata da
Coldiretti. Se ne è parlato mercoledì 7 dicembre a Castagnito nel corso di un
incontro al quale hanno preso parte gli operatori economici, Delia Revelli
(presidente di Coldiretti Cuneo e Piemonte), Cesare Gilli (segretario di zona
per Alba e Cortemilia) e dal responsabile dell’area economica regionale Franco
Ramello. Secondo l’organizzazione agricola i passi da fare sono sostanzialmente
tre: cancellare la dizione “Tonda e gentile” e il sinonimo “Tonda e gentile
delle Langhe”; utilizzare la sola indicazione varietale “Tonda gentile
trilobata”; intervenire presso Olanda e Romania per ottenere la cancellazione
dai loro registri delle varietà coltivabili della cultivar sottostante la
denominazione “Tonda gentile delle Langhe”. «Potrebbe essere questa – si
sottolinea dalla Federazione Coldiretti di Cuneo – la soluzione per uscire
dall’assurda situazione creata dalla burocrazia e penalizzante le eccellenze
produttive riconducibili prima di tutto alle Langhe». (Beppe Malò)

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