PARROCCHIE BRAIDESI Il Cip adesso si chiede se per lui esista un futuro

 

Il Centro Interparrocchiale Pensionati (Cip) di Bra è stato costituito nel 1991. Ideatore fu il parroco pro-tempore don Lino Fieschi, che propose a un gruppo di giovani pensionati l’idea di un centro di incontro per anziani, mettendo a disposizione i locali in disuso della canonica della parrocchia di San Giovanni Battista.
Il gruppo di volontari, sotto la guida del primo presidente Franco Rossetti, ha portato avanti i lavori di riassetto delle camere assegnate, costruendo servizi, impianti elettrici e di riscaldamento, ripristinando pareti, pavimenti, porte e finestre, il tutto in tempi brevi, e nel mese di giugno dello stesso anno, alla presenza dei rappresentanti delle banche e aziende del territorio e delle autorità, il signor sindaco, arch. Dellarossa, ha tagliato il nastro di inaugurazione.
Grazie al contributo degli Enti locali, banche, Fondazione Crb, e sopratutto dalle offerte degli iscritti sono state coperte le spese vive dei lavori e degli arredi.
Le finalità del Centro non si sono fermate al ludico, ma viaggi con visite culturali, concerti, balletti, soggiorni marini, due adozioni a distanza di bambini, incontri quindicinali nel salone parrocchiale con relatori qualificati su temi vari, salute e sanità, ruolo del notaio, funzioni dell’amministrazione comunale, carabinieri sulla sicurezza, servizi sociali. Queste iniziative pubblicizzate sul nostro giornalino “L’Informatore”, hanno fatto sì che a fine anno 1995 gli iscritti a tabulato fossero 558.
Ma i lavori non erano completati perché gli iscritti chiedevano il gioco da bocce, il biliardo e il gazebo esterno per l’estivo. Tutte queste richieste sono state esaudite. Non si sono, però, potuti sfruttare i locali della sede, perché dietro richiesta del viceparroco di poter usufruire di quelli ristrutturati a uso ufficio del catechismo, obbligò il direttivo a ricercare una nuova sede.
Il parroco don Enzo Casetta ci propose il caseggiato antistante. Tutto da rifare; due ca­­mere umide, un piccolo garage e un locale sotto un portico aperto, senza bagno, senza impianti.
Accettammo lo scambio. I lavori nel 1997 si sono protratti per circa 4 mesi con spese pesanti per il direttivo, ma anche questa volta gli iscritti, la Fondazione Crb, la Provincia di Cuneo, le fondazioni Crc e Crt, hanno contribuito alla quasi totalità della spesa.
In questi 26 anni di servizio i volontari che si sono succeduti hanno operato per la funzionalità e le attività del Centro, attività condivise dal direttivo eletto ogni tre anni dagli iscritti, riconosciute e partecipate anche dall’esterno di Bra, avendo iscritti da Alba, Savigliano, Torino, Moncalieri.
Tutto è andato avanti nella norma, fino a quando si è insediato il parroco don Gilberto Garrone.
La prima richiesta è pervenuta per necessità emergenti dall’instabilità del soffitto dell’ufficio parrocchiale, che ha obbligato il trasferimento momentaneo dello stesso in altra sede, individuando per questa la nostra sala biliardo.
A seguire nulla è stato fatto per mettere in sicurezza l’ufficio, anzi l’alloggio soprastante è stato allestito e ora vi dimora una famiglia di cinque persone. Nella sala biliardo è stata allestita una cucina industriale (non utilizzata) per servire alla mensa, ma i pasti arrivano dalla cucina della mensa comunale, e noi abbiamo perso il locale e il biliardo regalato al parroco. Il bagno di servizio, costruito da noi, con riscaldamento, ci è stato chiuso da una paratìa fissa sistemata in veranda: così per usufruire di un servizio dobbiamo attraversare il cortile con freddo, neve, pioggia e andare nel corridoio vicino al salone.
Ora i 225 iscritti, tutti anziani, hanno perso il gioco da bocce, il biliardo, i locali d’incontro, ma hanno anche perso la fiducia nella gestione parrocchiale, che non riconosce più le esigenze di vita comunitaria e la socialità. Ormai si parla di vecchiaia solo come improduttività e non come saggezza, non esiste più il rispetto verso chi ha quasi portato a termine quella sfida che comunemente si chiama vita. Non si dà più peso agli insegnamenti degli antichi. Parlare di anziani, in molti giovani, suscita quasi una condizione di rigetto di matrice culturale. Prevale l’idea che se non si è funzionali, non si è più utili, si diventa “giure”, cioè improduttivi, come qualcuno ci ha chiamati. Numerosi parrocchiani braidesi reclamano per questo affronto agli anziani.
Non basta dire dal pulpito ciò che Papa Francesco dice… , ma bisogna anche mettere in pratica cosa dice in merito agli anziani e ai bambini.
Non si può non riconoscere ai volontari quanto hanno fatto e continuano a fare dopo aver impegnato tempo e denaro per il raggiungimento degli obiettivi.
Di recente l’unico locale a disposizione ci è stato richiesto per rimessa delle verdure distribuite nel negozio (il supermercato solidale), ora invece serve per sala di attesa dei clienti dello stesso.
Ci è stato proposto il trasferimento in una sala parrocchiale di Bandito, per noi impossibile da raggiungere, oppure continuare nel locale attuale, che diventa polivalente e sarebbe riservato al Cip il martedì e giovedì pomeriggio.
Il direttivo non può accettare la proposta dei parroci perché i volontari in servizio, data l’età, non sono più in grado di sistemare e pulire il locale tutte le volte che spetta a noi la sala.
Qualcuno è in grado di aiutarci a trovare una soluzione al problema?

Il direttivo del Centro
Interparrocchiale
Pensionati di Bra

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