Per anni ci è stato detto che il destino era nelle nostre mani, impostare la vita, avere successo o insuccesso in fondo dipendeva esclusivamente da noi, dalla nostra intelligenza e volontà. Entusiasmante pensare che ciascuno di noi è il principale costruttore della propria vita, che le nostre azioni e le nostre decisioni, e non la sorte o il fato, determinano il percorso e i risultati che otteniamo. Dunque abbasso al destino. L’uomo rinascimentale ne era l’esempio, anche se Machiavelli, da bravo equilibrista, ne corresse il tiro: il successo umano dipende per metà dalla propria “virtù” e per metà dalla “fortuna”. A scuola abbiamo sudato sulla frase, elegante nella forma classica, Faber est suae quisque fortunae, o semplificata faber fortunae suae. Attribuita ad Appio Claudio il Cieco, è diventata famosa per la citazione nelle Epistulae ad Caesarem senem de re publica di un incerto Sallustio. Appio Claudio aveva avuto il merito di aprire il Senato a plebei poveri e figli di liberti, purché valorosi e saggi.
Interessante l’uso del termine “faber”, l’artigiano, colui che plasma la materia, che ci riporta al concetto antropologico dell’uomo chiamato all’azione del fare e soprattutto al suo istinto creativo nell’esercizio del proprio ingegno, anche e soprattutto quello pratico, in grado di migliorare, giorno dopo giorno, la propria esistenza. Le parole di Appio Claudio sembrano avere lo scopo di incoraggiare l’intraprendenza da parte di ogni individuo, libero di compiere le scelte che caratterizzeranno la sua vita e il suo futuro, un po’ come dire “si raccoglie ciò che si semina”. Oggi questo insegnamento ha ancora ragion d’essere? Ma i conti con il fato, non programmato, arrivano e ci destabilizzano. Costruirsi la vita che desideriamo, costellata di successi ma anche di intoppi, raggiungere il proprio equilibrio e poi, improvviso, incombe il fato, un vulnus non rimarginabile.
Un terremoto devastante, come quello in Venezuela, distrugge, cancella tutto in un colpo e i sogni, le utopie o le realizzazioni si polverizzano. Costruirsi una vita autonoma, responsabile, appagante e poi un pirata della strada falcidia, semina morte e la moira dei Greci, come un fantasma s’aggira, tallona senza tregua, senza pietà. Cieca, come Appio Claudio che aveva fatto costruire la via che prende il suo nome da Roma a Capua, proprio dove oggi iniziano le zone sismiche. Una preveggenza?










