Ottavo appuntamento “Cine per la terra” a Montezemolo

Si annuncia l’ottava proiezione del ciclo “Cine per la terra 2018”: 12 appuntamenti lungo la via della Pedaggera per raccontare storie di paesaggi, territori, comunità. L’ottavo lo ospiterà Montezemolo oggi, sabato 12 maggio, alle ore 20.45 nella sala convegni comunale.

Sarà proposto “Il Solengo” di Alessio de Righi e Matteo Zoppis, produzione del 2015, 70 minuti di durata.

La trama.  In un rifugio di cacciatori nella campagna laziale un gruppo di anziani del luogo rievoca la vita di Mario “de’ Marcella”, un uomo vissuto per più di sessant’anni nel ritiro di una grotta di tufo. Non si sa bene cosa lo abbia portato a condurre un’esistenza solitaria, come un selvaggio in mezzo al bosco, per gran parte della sua esistenza. Chi lo incontrava lo chiamava “il Solengo”: un uomo scontroso e taciturno, forse eccentrico, pazzo per alcuni, genio per altri. Nel tentativo di identificare quest’uomo misterioso, spesso con racconti discordanti fra loro, i testimoni finiscono per rivelare una parte, seppur piccola, della loro storia. Ma ciò che i testimoni mettono in evidenza è l’ostinazione di un uomo che, incomprensibilmente, vive come un eremita lontano da tutti e tutto. Lo stesso sentimento è stato espresso anche dal film Rams proiettato a Murazzano ad un numeroso e partecipe pubblico. Quel film ha mostrato due fratelli allevatori islandesi che con tanta decisione rifiutano i rapporti tra loro, ma che poi si ritrovano per difendere, con altrettanta forza e determinazione, le loro pecore dalle ottuse decisioni dei veterinari governativi. A ridosso dell’ottava proiezione, quel film ed il prossimo aiutano ad individuare il/un filo che lega l’insieme della rassegna. Si tratta della manifestazione di ostinazione che viene espressa nelle diverse situazioni e dai diversi protagonisti.

E’ quella delle funne (le anziane signore viste a Priero) che costruiscono la loro tardiva vacanza al mare; dell’allevatore algerino che vuole portare la sua vacca Jacqueline a Parigi, al concorso agricolo (Sale S. Giovanni); dell’anziano agricoltore statunitense che, per raggiungere il fratello malato e lontano, intraprende il viaggio col suo tosaerba (Paroldo, Una storia vera); del giardiniere che resta fedele allo stile di vita della campagna indifferente a quello cittadino parigino (Castelnuovo di Ceva); del piccolo paese che inventa un medico pur di preservare l’esistenza del paese stesso (Sale L., Un paese quasi perfetto); della crudele comunità che inventa una causa ai mali di una primavera sterile sacrificando vittime innocenti (Dogliani, La quinta stagione).

Ma l’ostinazione è quel sentimento che ci è familiare perché lo riconosciamo come elemento vitale di queste nostre terre; è il sentimento che caratterizza chi, con caparbietà, non ha voluto allontanarsene, con insistenza ne ha voluto aver cura, con perseveranza ha conservato la tradizione. L’ostinazione, come mostrano i film, non è sempre “buona”: può essere cocciutaggine nel non riconoscere l’altro, può essere testardaggine nel rifiutare la conciliazione e la novità.

Nei prossimi film saranno espresse altre forme di ostinazione, come tenacia, costanza e risolutezza e, si spera, possano contribuire ad una riflessione su quale possa essere la migliore manifestazione di quel sentimento per affrontare oggi, qui,  l’innovazione necessaria conservandone la tradizione

Come è ormai consuetudine, vissuta con piacere e soddisfazione generale, il paese che ospita la proiezione ne accoglie un altro del tracciato lungo il quale si svolge la rassegna e, in questo caso, sarà quello di Camerana.