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Nucleare, minaccia francese per la provincia Granda

La Francia proroga di 10 anni la chiusura della sua centrale atomica più vecchia, a pochi chilometri dai confini del cuneese

«Non ho mai detto che avrei candidato il Piemonte ad ospitare una centrale nucleare». E’ la secca replica del Governatore regionale Alberto Cirio dopo il polverone di voci e timori che si era sollevato la scorsa settimana, all’indomani delle sue dichiarazioni per rimettere in gioco la scelta di puntare sull’energia nucleare, con la costruzione in Italia di nuove centrali. Un’apertura all’energia atomica che aveva fatto sobbalzare gli ambientalisti sulla sedia e raccolto il plauso di molti imprenditori. «La guerra ci ha risvegliato da quel torpore in cui non ci si poneva il problema dell’autonomia energetica – ha spiegato il governatore -. Questi temi vanno affrontati con pragmatismo, non con l’ideologia. Dunque sì al nucleare sicuro di nuova generazione, senza alcun dubbio».

Dunque, se le parole di Cirio non aprono all’ipotesi di una candidatura della nostra regione ad ospitare una centrale atomica, sempre che il Governo decida di tornare a percorrere questa strada, sollevano tuttavia un’altra grave questione. A poco più di 100 chilometri dal confine piemontese, in Francia, sono attivi addirittura quattro impianti nucleari: Saint Alban, Tricastin, Bugey e Cruas, quest’ultimo – in linea d’aria – davvero vicino alle nostre colline. Purtroppo, come ci ha insegnato la tragedia di Chernobyl, nel caso un incidente grave ad una centrale nucleare – come quello verificatosi in Ucraina nel 1986 – le conseguenze devastanti colpiscono un vastissimo territorio, distante anche molte centinaia di chilometri dal territorio dell’esplosione, per non parlare delle nuvole radioattive trasportate dal vento. «Il problema – ha sottolineato ancora Cirio – è che in questi casi i benefici della centrale vanno interamente alla Francia, mentra noi ne condividiamo soltanto i rischi». In altre parole, avere un impianto atomico appena al di qua o appena al di là del confine non cambia nulla in termini di potenziali rischi. Dunque, perché privarsi dai benefici?

Quali rischi per le Langhe e il Roero?

Ma quale rischio corrono le Langhe e il Roero in caso di un incidente ad una delle quattro centrali francesi prossime al confine? A calcolarlo ci ha pensato Greenpeace. E i risultati dello studio sono stati così preoccupanti da indurre l’associazione a scrivere allo stesso presidente Alberto Cirio, affinché si mobiliti affinché il Governo francese provveda al più presto alla loro chiusura in quanto obsolete. La loro età supera ormai i 40 anni, e questo le espone a rischi di incidenti e malfunzionamenti di anno in anno sempre più gravi, tuttavia il Governo francese ha già deciso un prolungamento della loro attività per altri 10 anni.

Difficile pensare tuttavia che i cugini transalpini, in un momento di fame di energia come quello che stiamo vivendo, possano pensare ad una simile soluzione. L’Italia è l’unica nazione del G8 a non avere centrali sul suo territorio, ma i vicini cugini francesi sono quelli, in Europa, a possederne di più: 19 in totale con 58 reattori attivi – si legge nel documento di Greenpeace – 32 di questi però iniziano a essere datati, in alcuni casi a superare i 40 anni d’età. Non solo, addirittura 16 di questi impianti distano meno di 200 chilometri dai confini italiani. «Queste vecchie centrali sono pericolose già adesso e nessuno riuscirà mai a portarle agli standard di sicurezza oggi richiesti – scrivono gli esperti di Greenpeace -. In particolare, i cittadini di Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia saranno esposti con questa decisione a rischi notevoli nei prossimi 10 anni».

Un precedente, l’incidente del 2011

Sono quattro, in particolare, le centrali nucleari più vicine al confine della provincia Granda: Cruas, Saint Alban, Bugey e Tricastin, situate tra l’altro in zone classificate come di moderato o medio rischio sismico.

E a destare maggiore attenzione negli ispettori europei in fatto di controlli è proprio Tricastin, nel sud-est della Francia, nella regione Rodano-Alpi a poco più di 100 chilometri in linea d’aria dall’Italia. Bazzecole in caso di incidente serio.

Questa gigantesca centrale – che contribuisce al 6% dell’intera produzione elettrica francese – è dotata di quattro reattori di tipo PWR (reattori nucleari ad acqua pressurizzata) da 900 megawatt l’uno, attivi dal 1974.  L’incidente più grave si verificò nel 2011, quando un incendio divampò improvvisamente nella zona 1 della centrale. Il disastro fu evitato soltanto perché nell’area, in quel momento, non erano presenti materiali nucleari.

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