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“Non aspettiamo una nuova estate di siccità, confrontiamoci ora sulle misure da assumere”

Il presidente Robaldo: “È giunto il momento di adottare delle soluzioni in grado, se non altro, di sfruttare al meglio quelle risorse idriche su cui ancora possiamo contare”

CUNEO – Secondo uno studio dell’Organizzazione meteorologica mondiale, che ha confrontato i dati di pioggia e neve del 2022 con quelli della media degli ultimi trenta anni, il Piemonte è una delle regioni d’Europa che nell’anno scorso ha riscontrato il maggior deficit di precipitazioni, sfiorando il 50% in meno rispetto alla media riscontrata dagli anni Novanta ad oggi. E già il 2021 si era dimostrato un anno più secco rispetto alla medesima media.

I dati raccolti dell’Organizzazione meteorologica mondiale trovano conferma nel Rapporto sulla siccità in Piemonte nel 2022 pubblicato lo scorso 6 ottobre dall’Arpa Piemonte, in cui si evidenzia che la nostra Regione ha inanellato 3 stagioni consecutive senza precedenti: lo scorso inverno è risultato infatti il “più anomalo dell’ultimo secolo, una stagione eccezionalmente calda, secca…”, con oltre 100 giorni consecutivi senza precipitazioni significative; parimenti, la primavera si è rivelata la “quinta più secca degli ultimi 65 anni e con temperature che hanno toccato valori eccezionali, avvicinandosi ai record storici dell’anno nero 2003”. Infine, a completare il preoccupante scenario, anche l’estate scorsa “è stata da record, classificandosi come la seconda estate più calda in Piemonte negli ultimi 65 anni”.

A salvare parzialmente la crisi idrica sono state le precipitazioni di agosto, seppur a macchia di leopardo sul territorio piemontese, e di dicembre, ma che la situazione dell’approvvigionamento idrico sia drammatica lo dimostrano la portata d’acqua dei nostri fiumi, mai così bassa in questo periodo dell’anno, e la necessità di ricorrere alle autobotti per rifornire di acqua alcuni Comuni delle nostre valli alpine, eventualità fino ad oggi inimmaginabile in una stagione normalmente umida come l’inverno.

Che non si tratti di una situazione temporanea, destinata a risolversi con un eventuale incremento delle precipitazioni, ne è convinta l’Anbi, l’associazione nazionale per la gestione delle acque, che ha lanciato un nuovo grido allarme: secondo le sue stime, risulta ormai impossibile recuperare “il deficit idrico con le attuali precipitazioni”, per cui, anche se la pioggia e la neve dovessero cadere copiosamente nei prossimi mesi, non riuscirebbero comunque a rifornire in modo adeguato i bacini idrici non solo del Piemonte, ma dell’Italia intera.

Il presidente della Provincia Luca Robaldo: “Tutti questi segnali non possono lasciarci indifferenti ed è giunto il momento di adottare delle soluzioni in grado, se non altro, di sfruttare al meglio quelle risorse idriche su cui ancora possiamo contare. Come? Innanzitutto, cercando di ridurre al minimo le perdite di rete del servizio idrico integrato, e sotto questo aspetto i fondi del Pnrr possono darci una mano sia per effettuare una graduale sostituzione delle condotte più vetuste, sia per digitalizzare la rete e installare sensori di monitoraggio, in grado di segnalare tempestivamente i cali di pressione, in modo da ottimizzare lo sfruttamento della risorsa acqua. A tal proposito, il progetto “Acquedotto 4.0: innovazione e riduzione delle perdite della rete idrica cuneese”, predisposto dall’Egato 4 per un importo complessivo di 42.569.000 euro, è stato ammesso nella graduatoria stilata nell’ambito della misura 4.2 del Pnrr, anche se al momento non verrà finanziato”.

“Dopodiché, occorre riprendere in mano la questione dei mini invasi, che più volte è stata al centro del dibattito, ma senza quasi mai tradursi in azioni concrete: un sistema integrato di piccoli bacini ci permetterebbe di trattenere l’acqua prima della sua discesa al mare. Il cambiamento climatico ci fa assistere a periodi di secca intervallati da ondate di precipitazioni intense, e una percentuale elevata di acqua confluisce nel mare senza bagnare i terreni o ripopolare le falde sotterranee. Stoccare queste piogge in una riserva ci permetterebbe di avere più ricadute positive sui nostri territori, non solo per quanto concerne l’approvvigionamento idrico, in particolar modo a scopo irriguo, ma anche per la produzione di energia elettrica rinnovabile, aiutando a raggiungere gli obiettivi di diversificazione delle fonti energetiche previste dal piano comunitario RePowerEu”.

“Grazie all’interessamento del consigliere Silvano Dovetta la nostra Provincia collaborerà con la Provincia di Imperia, i dipartimenti francesi della Région Sud e la regione Valle d’Aosta per la programmazione di una serie di progetti a valere sui fondi Alcotra di ricarica programmata delle falde acquifere e di realizzazione di mini laghetti. In particolare, per la nostra provincia, si cercherà appunto di ricaricare le falde sotterranee che costituiscono un importante risorsa idropotabile e irrigua del territorio: dopo una prima fase di analisi dei dati disponibili si procederà, di concerto con i Consorzi irrigui coinvolti, a ricaricare direttamente le riserve idriche sotterranee di tre siti sperimentali. Se questo procedimento dovesse dare gli auspicati risultati favorevoli, sia per quanto concerne il livello di riempimento delle falde, sia per ciò che riguarda la purezza dal punto di vista chimico delle acque presenti nel sottosuolo, i siti sperimentali potranno diventare interventi definitivi dei consorzi irrigui e costituire un esempio di sistema per altre realizzazioni di natura analoga”.

“Infine, l’ultimo intervento da mettere in cantiere riguarda la sensibilizzazione ad un corretto uso dell’acqua: in media in Europa si consumano 125 litri al giorno per abitante, mentre in Italia se ne consumano 215 litri al giorno pro capite, quasi interamente per fini diversi dalla potabilità, in quanto gli Italiani sono anche i principali acquirenti di acqua in bottiglia: a fronte di un’encomiabile cura per l’igiene personale c’è sicuramente margine per migliorare i nostri comportamenti, così da evitare ulteriori sprechi di una risorsa che, oggi più che mai, va trattata con la massima attenzione”.

Redazione Corriere

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