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Nel 2021 in provincia di Cuneo sono nate 852 aziende a conduzione femminile

Le imprese femminili iscritte al 31 dicembre 2021 al Registro camerale sono 14.950 con un’incidenza del 22,6% sull’universo delle imprese complessivamente registrate in provincia di Cuneo e un grado di imprenditorialità esclusivo dell’86,9%, più alto rispetto a quello regionale e nazionale (rispettivamente dell’82,9% e dell’80,9%). Più di tre su dieci svolgono la propria attività nel settore dell’agricoltura, otto su dieci sono imprese individuali, l’11,5% è guidato da giovani donne, il 7,3% è amministrato da straniere: è questo l’identikit della componente femminile del sistema imprenditoriale cuneese nel 2021.
L’analisi dei dati del Registro imprese della Camera di commercio di Cuneo evidenzia come anche le imprese femminili abbiano sofferto le criticità registrate dal sistema imprenditoriale nel suo complesso e, in particolare, le ricadute negative della pandemia. A fronte della nascita di 852 aziende a conduzione femminile, quota in aumento rispetto al 2020 quando le iscrizioni ammontarono a 737, ne sono cessate 883 (al netto delle cancellazioni d’ufficio), numero inferiore rispetto alle 929 dell’anno precedente.  Il saldo tra i due flussi (iscrizioni e cancellazioni non d’ufficio) è negativo per 31 unità e si traduce in un  tasso di  crescita, comunque migliore rispetto a quello registrato nel 2020, del -0,2%, conseguenza di un discreto dinamismo sul fronte della natalità (+5,7%) non compensato da quello della mortalità (+5,9%).  Il dato è meno positivo sia rispetto a quello piemontese (+0,8%) e a quello nazionale (+1,5%), ma migliore rispetto al tasso di crescita registrato in ambito provinciale dal tessuto imprenditoriale complessivo (-0,6%).
A livello regionale le imprese femminili della provincia di Cuneo, con un peso del 15,5%, si posizionano subito dopo quelle della provincia di Torino. L’analisi della presenza delle imprese femminili nei diversi settori economici evidenzia che il comparto merceologico più rappresentato è quello dell’agricoltura (32,4%), che quasi un’impresa su cinque svolge attività commerciali e che più di una su dieci è impegnata nelle altre attività dei servizi, incluse parrucchiere e lavanderie. Quote significative operano, inoltre, nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (9,2%) e nelle attività immobiliari (6,1%). Valutando l’incidenza delle imprese femminili sul totale delle registrate per settore spicca la forte specializzazione femminile nelle altre attività dei servizi (il 64,9% delle aziende del settore è amministrato da donne) e nei servizi di ricettività, con alberghi e ristoranti (34,5%). Esaminando in dettaglio i singoli settori emergono dinamiche diverse. Alla contrazione dello stock registrato nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-0,8%) e alla stabilità del commercio (0,0%), si contrappone la crescita del numero di imprese femminili iscritte in agricoltura (+8,3%), nelle attività immobiliari (+3,3%) e nelle altre attività di servizi (+1,7%).
L’analisi per forma giuridica conferma che le imprenditrici prediligono organizzare la propria attività come ditta individuale, opzione scelta nel 75,6% dei casi, a fronte di una frequenza del 61,9% osservata a livello complessivo provinciale. Tale scelta è favorita dalla minor onerosità di avvio di questa forma giuridica anche se un rapido turnover è evidenziato da elevati tassi di natalità (6,2%) e mortalità (6,7%). Seguono le società di persone e le società di capitale con incidenze del 14,9% e 8,0% (sono rispettivamente il 22,3% e il 13,6% per l’universo delle imprese cuneesi). Chiudono le altre forme giuridiche, tra le quali trovano spazio le cooperative, che riuniscono l’1,5% delle aziende a conduzione femminile.
“Durante la pandemia l’imprenditorialità femminile è stata fortemente penalizzata, ma constato con piacere che i dati resi noti dalla Camera di commercio rappresentano la grande determinazione delle donne cuneesi – sottolinea Egle Sebaste, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile. Superata la fase più critica dell’emergenza sanitaria le imprese femminili sono tornate a svilupparsi in modo piuttosto significativo. Il Comitato per l’Imprenditoria Femminile – continua Sebaste – è disponibile a fornire supporto alla crescita personale delle imprenditrici su temi essenziali quali la finanza aziendale, il self improvement e la capacità di fare rete”.
L’esame della natimortalità delle imprese femminili per forma giuridica rivela un graduale processo di strutturazione delle attività per far fronte alle nuove sfide di mercato: le società di capitale hanno registrato un tasso di crescita positivo (+3,0%), frutto di una natalità (+6,6%) quasi doppia rispetto all’indice di mortalità (+3,6%). Il saldo tra i flussi di iscrizioni e cessazioni è, invece, negativo per tutte altre forme giuridiche. Chiudono infatti il 2021, con un tasso  di  crescita  di segno meno, le società di persone (-0,4%), le imprese individuali  (-0,5%) mentre le altre forme sono stabili.

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