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    Nei nostri ristoranti sono già in servizio i primi camerieri robot

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    All’improvviso ci siamo ritrovati impreparati al cospetto della tecnologia, che ormai fa passi da gigante. L’arrivo dell’intelligenza artificiale, che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere grazie agli innumerevoli servizi televisivi, radiofonici e giornalistici, ha preso il sopravvento sulla nostra stessa intelligenza ed ora in molti stanno cercando di correre ai ripari, scoprendo risvolti fino a poco tempo fa impensabili.

     

    A proposito di intelligenza artificiale, vi possiamo dire che è già arrivata anche nei tavoli dei nostri ristoranti. Con la carenza di personale che ormai molti imprenditori denunciano, sono apparsi timidamente in Italia i primi camerieri robot. Di produzione quasi prettamente asiatica, riescono a muoversi con disinvoltura tra tavoli e sedie, si avvicinano ai clienti e con loro interagiscono, sia per ciò che concerne le ordinazioni, sia per quello che riguarda la distribuzione dei piatti.

    Se al momento operano con successo in alcuni ristoranti cinesi-giapponesi, ci siamo chiesti se presto potremo vederli all’opera anche nella terra dei locali “stellati”. Difficile dare una risposta definitiva, visto che rischieremmo di essere smentiti in un battito di ciglia, ma da nostalgici dei camerieri con camicia bianca, papillon e fusciacca, saremmo curiosi di vederli all’opera, magari decantando come si conviene un pregiato Barolo o facendo una bella grattatina di tartufo bianco.

    Cervello umano e cervello artificiale

    Il robot, che nei film di fantascienza era una sorta di creatura metallica dalle sembianze umane comandata da un computer, molto spesso diventava una figura pensante, di difficile gestione. Negli anni ’70 tutti quanti pensavamo che la narrazione fosse davvero fantasiosa ed invece oggi non è più così. Nell’industria queste macchine hanno via via sostituito gli operai svolgendo lavori ripetitivi, poi pian piano sono stati affidati compiti più complessi, al punto che oggi nella camera operatoria al posto del chirurgo, interviene proprio un androide (sebbene comandato da remoto da persone specializzate e laureate in chirurgia).

    Ma oggi siamo andati oltre, perché la macchina ha assunto poteri decisionali. Sebbene il cervello umano sia considerato il computer più potente in circolazione, la macchina è in grado di analizzare la situazione, di fare rapidamente i calcoli e di trovare una soluzione in tempi rapidissimi. Basti vedere le automobili a guida automatica per capire cosa vi stiamo dicendo. Quindi oggi i computer sono in grado di decidere per noi e nel momento in cui, queste macchine prendono il sopravvento, noi non siamo più in grado di capire se la decisione presa sia quella più giusta. Insomma sarebbe importante che in ogni ambito di utilizzo, l’ultima parola spettasse all’uomo e che il robot (o chi per esso) rimanesse al servizio dell’operatore, magari indicando la strada o segnalando eventuali errori, ma iniziamo a dubitare che questo limite possa essere rispettato.

    Tralasciando le questioni filosofiche restano le ripercussioni pratiche, che oggi hanno fatto rizzare le antenne a moltissimi esperti.

    Il futuro che può far paura

    Facciamo un esempio. Chi possiede uno smartphone ha, con molta probabilità, installato qualche applicativo basato sull’intelligenza artificiale. Vi ricordate quel programma che invecchiava le vostre foto o quello che inseriva il vostro volto in qualche scena di film famoso? Si trattava di abbozzi di un qualcosa che oggi è estremamente perfezionato. Oggi quando guardiamo la televisione o osserviamo un video sui social, non possiamo assolutamente più essere certi che sia un qualcosa di originale. Si è raggiunta una tale precisione, che chiunque di noi può essere inserito in una scena di un crimine oppure può pronunciare parole (o peggio discorsi) che mai si sarebbe sognato anche solo di pensare. In prospettiva questa situazione potrebbe diventare pericolosissima anche a livello giudiziario, con persone che inconsapevolmente potrebbero essere coinvolte in reati mai compiuti. Molti stati stanno correndo ai ripari, imponendo agli editor di indicare obbligatoriamente che il video o la foto sono il frutto di artefatti digitali, ma tutti si adegueranno? Colossi quali Google e Meta stanno escogitando programmi in grado di svelare eventuali fake, ma quanto ci vorrà per scagionare una persona eventualmente sbattuta in prima pagina senza aver alcuna colpa?

    Ma l’intelligenza artificiale è arrivata anche tra i banchi di scuola. ChatIgp (che in Italia per fortuna ha funzionalità ridotte) e le sue sorelle oggi sono in grado di svolgere i compiti dei bambini, con il beneplacito dei genitori. Certo la scuola è ormai una “scorciatoia agevolata” per i furbetti che conquisteranno il mondo. Ma questi presunti furbetti saranno poi in grado di ragionare con la propria testa o avranno un computer che per tutta la vita li guiderà decidendo per loro?

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