Homedal PiemonteMorto Enzo Bianchi, fondatore di Bose e di Casa Madia

Morto Enzo Bianchi, fondatore di Bose e di Casa Madia

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e, negli ultimi anni, protagonista del nuovo cammino della fraternità di Casa della Madia ad Albiano d’Ivrea. Aveva 83 anni. Si è spento questa mattina, 1° settembre, all’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Con la sua morte scompare una delle figure più conosciute della spiritualità cristiana italiana degli ultimi decenni. Monaco, saggista e uomo del dialogo, Bianchi ha attraversato oltre mezzo secolo di vita della Chiesa mettendo al centro la Parola di Dio, l’ecumenismo, l’ospitalità e la ricerca di una fraternità possibile tra uomini e donne, credenti e non credenti.
Amava definirsi: “sono semplicemente “fratel Enzo”.

Chi era Enzo Bianchi

Nato a Castel Boglione, nel Monferrato astigiano, il 3 marzo 1943, alla fine del 1966 arriva a Bose, frazione di Magnano, sulla Serra di Ivrea, con il progetto di dare vita a una comunità monastica. I primi fratelli e sorelle lo raggiungono nell’autunno del 1968. Nasce così un’esperienza destinata a diventare un punto di riferimento ben oltre i confini piemontesi e italiani: una comunità composta da uomini e donne di diverse confessioni cristiane, fondata sulla preghiera, sul lavoro, sull’ascolto della Scrittura e sull’accoglienza.

Bianchi ne è stato priore fino al gennaio 2017. Intorno a Bose sono passati negli anni vescovi, teologi, monaci delle diverse Chiese, intellettuali e soprattutto migliaia di persone alla ricerca di uno spazio di silenzio e di ascolto. L’ecumenismo è stato uno dei fili conduttori del suo cammino, insieme alla convinzione che la Parola dovesse tornare al centro della vita dei cristiani.

Scrittore prolifico e presenza costante nel dibattito ecclesiale e culturale, Bianchi ha pubblicato numerosi libri dedicati alla fede, alla vita spirituale, alla fraternità, alla vecchiaia e alla morte. Nel 1983, insieme ad alcuni fratelli e sorelle, aveva inoltre fondato le Edizioni Qiqajon, specializzate in testi di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica. Fu chiamato da Benedetto XVI come esperto ai Sinodi dei vescovi sulla Parola di Dio nel 2008 e sulla nuova evangelizzazione nel 2012.

La nascita di Casa della Madia

Gli ultimi anni della sua vita sono stati segnati dalla dolorosa frattura con la comunità che aveva fondato. Nel 2020, al termine di una visita apostolica, la Santa Sede dispose il suo allontanamento da Bose. Una vicenda complessa e sofferta che Bianchi non ha mai nascosto.

Ma quella separazione non coincise con la fine della sua esperienza monastica. Dopo un periodo vissuto in solitudine a Torino, Bianchi scelse di ricominciare. Ad Albiano d’Ivrea da vità a Casa della Madia, dove insieme ad altri fratelli e sorelle torna a condividere la preghiera, il lavoro e l’accoglienza.

«Oggi ricomincio. Come ogni giorno», aveva detto a ottant’anni nel settembre 2023 presentando la nuova esperienza. Un’espressione che riassume il significato attribuito all’ultima stagione della sua vita: ricominciare dopo la frattura, senza rinunciare alla vocazione monastica e alla vita fraterna. Casa della Madia si definisce oggi una fraternità di uomini e donne laici che condividono stabilmente vita, lavoro e preghiera, con una particolare attenzione all’accoglienza e agli ultimi.

Ancora poche settimane fa Bianchi svolgeva la sua attività. Il 5 agosto ha tenuto a Casa della Madia l’omelia per la festa della Trasfigurazione e sul suo blog ha continuato a pubblicare riflessioni sul Vangelo e sulla vita cristiana.

Se Bose ha rappresentato la grande costruzione della sua vita, Casa della Madia ne è stata l’ultimo ricominciare. Due luoghi diversi, attraversati anche da una ferita profonda, ma legati dalla stessa domanda che ha accompagnato Enzo Bianchi per tutta la sua esistenza: come vivere il Vangelo nella fraternità, nell’ascolto e nell’incontro con l’altro.

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