Morta di emorragia dopo una gastroscopia: il caso non è chiuso

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Morte naturale o per le lacerazioni incautamente provocate da un esame medico sostenuto il giorno prima? Sarà un incidente probatorio (udienza in camera di consiglio per anticipare l’acquisizione e la formazione di una prova nelle indagini preliminari) a decidere se confermare la prima ipotesi oppure avviare un procedimento giudiziario sulla seconda. La vittima si chiamava Therese Scharr, cittadina svizzera trapiantata in Langa dove aveva fatto anche la guida turistica, trovata cadavere nel letto della sua abitazione ad Alba il 17 luglio del 2022.

 

La donna, 74 anni, era reduce da una gastroscopia praticatale all’ospedale “Ferrero’” di Verduno. Secondo le figlie che tramite l’avvocato si sono opposte alla richiesta della Procura di archiviare il caso, sarebbe stata proprio questa la causa del decesso. Il Gip ha quindi disposto un ulteriore approfondimento nominando un perito terzo. Stando alla denuncia corredata da un’altra consulenza specialistica, la parete duodenale della Scharr avrebbe presentato «lesioni multiple» compatibili con l’impatto del sondino diagnostico. Ferite di cui a Verduno non si sarebbero avveduti, mandando a casa la paziente che, invece, avrebbe dovuto essere curata e tenuta in osservazione. Una tesi che contrasta con quella del medico legale incaricato di eseguire l’autopsia, secondo cui l’«anemia acuta con emorragia massiva» effettivamente riscontrata sarebbe da ricondurre al manifestarsi imprevedibile di una rara patologia vascolare. I sanitari, dunque, non avrebbero colpe. Ma se l’incidente probatorio dovesse aprire a uno scenario di imperizia e negligenza, scatterebbe l’imputazione coatta di omicidio colposo.

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