Morì 19enne, anche la Cassazione assolve la Provincia

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In Cassazione. Si è conclusa questa vicenda processuale

Si è conclusa venerdì scorso, 9 novembre, la vicenda processuale che ha visto per sei anni coinvolti i vertici della viabilità della Provincia di Cuneo in relazione all’incidente in cui il 2 maggio 2012 persa la vita Alberto Rivarossa, 19 anni, figlio del direttore provinciale Coldiretti Bruno Rivarossa. Il giovane morì a seguito di una rovinosa uscita di strada dopo una curva, che aveva portato la sua “Fiat Sedici” a collidere contro un albero lungo la Sp 13, nei pressi di San Michele di Mondovì.

Con l’imputazione di omicidio colposo, per non avere messo in atto su quella tratta viaria tutte le misure precauzionali che avrebbero consentito di evitare la tragedia, si era così aperto un procedimento penale contro la stessa Provincia. Nel 2015 il Giudice delle indagini preliminari si espresse per il non luogo a procedere. La Procura fece ricorso e si è arrivati infine in Cassazione per quattro dirigenti e tecnici del servizio Mobilità provinciale: Marco Rovere (difeso dall’avvocato Paolo Adriano di Mondovì), Stefano Pione (patrocinato dall’avvocato cuneese Stefano Barzelloni), Enzo Novello e Giuseppe Giamello (rappresentati dall’avvocato Roberto Ponzio). Al termine del dibattimento in Corte di Cassazione, sono stati assolti con formula ampia “perché il fatto non sussite”. Il pubblico ministero aveva invece richiesto per tutti la condanna a 8 mesi di reclusione.

«Dopo sei anni – ha commentato l’avv. Ponzio – la vicenda si è chiusa riconoscendo l’estraneità dell’ente gestore e dei professionisti imputati».