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Monfortinjazz: sarà un’edizione 2020 “made in Italy”?

Un Monfortinjazz italiano per regalare agli appassionati un’edizione 2020, nonostante la crisi sanitaria.

Questa è l’idea degli organizzatori, che stanno lavorando sui molti i nodi da sciogliere e trovare la giusta modalità per poter vivere in piena sicurezza la magia dei concerti all’Auditorium Horzowski di Monforte d’Alba, nel cuore delle Langhe piemontesi, ma il presidente dell’Associazione Monforte Arte Adolfo Iculvaldi e il direttore artistico Renato Moscone stanno cercando se possibile di evitare l’annullamento della 44a edizione della storica manifestazione dedicata alla grande musica italiana e internazionale.

Durante le lunghe settimane di quarantena l’edizione 2020, il cui programma era ormai definito da febbraio, sembrava impossibile da realizzare. Le nuove disposizioni del Decreto Rilancio dello scorso 19 maggio, invece, lasciano spazio a qualche possibilità per una nuova progettazione. «Anche la musica dichiara il presidente dell’Associazione MonforteArte Adolfo Ivaldi – può contribuire a dare un messaggio di speranza al nostro territorio, fortemente penalizzato nella sua vocazione turistica. Sarebbe probabilmente un pubblico più italiano, ma siamo convinti che in tanti ci sarebbero vicini in questa scelta».

«Dovremmo fare tutti gli sforzi per rispondere alle esigenze di sicurezza di artisti e pubblico a cominciare da una drastica riduzione della capienza dell’Auditorium, così come dovremmo ripensare completamente ed in tempi brevissimi il cartellone con soli artisti italiani – aggiunge Renato Moscone – ma se riuscissimo a fare anche solo una edizione fortemente ridimensionata, sarebbe un segnale forte e solidale anche nei confronti dei tanti professionisti del mondo musicale, fra i più colpiti dalle conseguenze delle pandemia, che insieme ai nostri volontari lavorano per mettere in piedi lo show».

«Per essere però in grado di fare qualcosa abbiamo la necessità di avere in tempi brevissimi linee guida certe e definitive da parte degli organi preposti a livello regionale e nazionale e sperare che le istituzioni pubbliche e private ci possano supportare economicamente senza, per questa volta, dover chiedere l’aiuto ai piccoli sponsor e supporter abituali che sempre ci hanno sostenuto ma che sono già fortemente in difficoltà per la pandemia – conclude Ivaldi – Se ci saranno questi presupposti noi faremo la nostra parte».

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