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Missioni Don Bosco e i ragazzi del mondo al “Sottodiciotto Film Festival & Campus”

Il mondo di domani: come sarà e come lo vivranno le persone? Questo il pensiero che anima il Festival cinematografico “Sottodiciotto” in programma a Torino dal 10 al 14 dicembre. Il tema del futuro non è nuovo per il cinema e ovviamente non lo è ogni volta che si guarda alle giovani generazioni.

In questa miscela sociale e artistica si è inserito Missioni Don Bosco per dialogare con l’Aiace- Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai e le istituzioni impegnate sul piano formativo, e attraverso di esse per intercettare il pubblico dei ragazzi e delle ragazze che si avvicinano al grande schermo.

Il manifesto del “Sottodiciotto Film festival & Campus” è esplicito al riguardo, presenta un umanoide delicato e riflessivo nel cui meccanismo di animazione prevale un occhio da ripresa visiva: il cinema quale strumento per guardare il mondo e per costruire le premesse di una sua interpretazione. Anzi, per guardare oltre il presente poiché – da ciò che sarà – riceviamo già adesso dei frammenti, dei “fotogrammi” che l’evento torinese cercherà di intercettare e di proiettare nelle sale: “Frames from the Future”, come dichiara il titolo del programma.

La sfida “super” è quella dell’intelligenza artificiale, prospettiva a lungo termine ma già operante nell’attualità. Lo ha spiegato bene Simone Arcagni, curatore della sezione “Ritorno al futuro”. Il cinema è anticipatore di sviluppi tecnologici, sia nel contenuto della sua produzione (basti pensare alla vasta e articolata serie di film di fantascienza) sia nell’uso degli ultimi ritrovati in fatto di ripresa e di montaggio per costruire realtà virtuali. Il tutto con la finalità di rendere più verosimili i sogni che racconta, o di indagare il vivere ordinario per rivelarne aspetti nascosti.

Se l’intelligenza artificiale desta preoccupazioni per la possibile manipolazione dei fatti e delle idee, dobbiamo ricordare che essa non si attiva senza il controllo di una volontà umana. Qui sta il punto di contatto fra la ricerca scientifica e la formazione delle persone, questione sulla quale la pedagogia salesiana opera ad ogni latitudine: come maneggiare i beni dell’intelligenza senza farcene schiavi, come distinguere fra realtà e miraggio, come riconoscere ciò che fa bene da ciò che danneggia.

Missioni Don Bosco si spende per il “Sottodiciotto” proponendo domenica 12, dalle ore 18, al cinema Massimo la visione di due docu-film, “Alto el fuego” e “Libertad”, realizzati dal regista spagnolo Raúl de la Fuente con i salesiani rispettivamente della Colombia e della Sierra Leone. Il primo descrive la condizione dei bambini e delle bambine inseriti con la forza nelle squadre paramilitari del Paese sudamericano, costretti a vivere senza istruzione e portati a uccidere a comando, con i quali si realizza da anni un piano di recupero psicologico e di reinserimento sociale al Centro Don Bosco di Medellin. Il secondo analizza la condizione dei minori privati di ogni dignità nella prigione di Freetown, luogo di dolore, violenza, abuso anche per i 2000 adulti stipati in uno spazio previsto per 300. Mancanza di cibo e di acqua, ambienti sporchi, assenza di cure sanitarie. Basta un furtarello per cadere in questa voragine. Di queste situazioni debbono essere consapevoli i giovani spettatori delle nostre città, per destinare le loro intelligenze naturali a curare queste ferite attraverso la solidarietà, come ha spiegatoMarco Faggioli, direttore di Missioni Don Bosco: “far vedere queste realtà significa farle esistere ai nostri occhi”.

La fotografa Ester Negro, che documenta le attività missionarie salesiane, farà parte della giuria del concorso “Campus in corto”, assegnando il premio speciale “Missione futuro” per il miglior cortometraggio sul tema dell’inclusività.

 

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