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Migranti agricoli: stagionali in anticipo sui tempi dei raccolti, dove e come collocarli?

Il Consorzio assistenziale vigila per evitare ogni forma di sfruttamento

ALBA – Nonostante gli addetti ai lavori concordino nel prevedere una vendemmia tardiva a causa del gelo di primavera che avrebbe ritardato l’evoluzione della stagione agraria, ad Alba è giunta la prima avanguardia dei lavoratori stagionali in agricoltura. Già due settimane fa una ventina di lavoratori, quasi tutti di origine africana, avevano chiesto aiuto al Centro di prima accoglienza Caritas di via Pola. Nei giorni successivi il numero è cresciuto, si è anche parlato di 80 persone ma, in realtà sono una quarantina quelle che si sono rivolte alla struttura coordinata da don Gigi Alessandria in cerca di un pasto, di una doccia e di una sistemazione provvisoria.

L’argomento era stato oggetto di confronto nel corso dell’ultimo Consiglio comunale: con l’assessore ai Servizi Sociali Elisa Boschiazzo facciamo ora il punto della situazione, proprio alla vigilia del Consiglio fissato per il 30 giugno. «Partiamo – spiega l’assessore – dal dato principale e cioè dall’arrivo anticipato di cittadini extracomunitari, tutti in regola con il permesso di soggiorno, valido o in attesa di rinnovo, che hanno raggiunto Alba con la speranza di trovarvi una buona sistemazione in attesa della vendemmia o alla ricerca di altri lavori stagionali in agricoltura. La scelta di Alba non è stata casuale, ma basata sul fatto della consapevolezza di poter trovare una struttura in grado di accoglierli in modo dignitoso. Al momento si tratta di 40 persone, ospiti di don Gigi Alessandria in via Pola.

Lasciano il centro al mattino, alcuni vanno al lavoro, altri lo stanno cercando e fanno ritorno la sera per la doccia, la cena e un posto per dormire». Vista così la situazione non sembra destare particolari apprensioni. Non trova assessore? «In problema, infatti, non è solo quello logistico per una quarantina di persone. E’ difficile trovare le parole giuste. Quello che bisogna contenere è la tendenza a fare di Alba una meta per altri numeri di persone analogamente a quanto accade in molti centri della piana Saluzzese. Sono la necessità e la povertà i moventi di questi trasferimenti, la giusta ricerca di condizioni migliori e di un salario per mandare soldi a casa. Questa è un criticità di territorio dal momento che nessuno di questi ragazzi lavora ad Alba, ma in aziende agricole di Langa e Roero. Quello che voglio spiegare è che, grazie al passa parola, Alba potrebbe correre il rischio di ritrovarsi nella condizione di non assicurare a questi migranti stagionali l’assistenza a cui hanno diritto. Il fattore di rischio è rappresentato dal numero». Come hanno reagito Alba, il territorio e le istituzioni di fronte a questo rischio? «E’ stato attivato un tavolo di confronto che si è riunito la prima volta il 9 giugno.

Vi hanno partecipato i sindaci, i rappresentanti delle forze dell’ordine, della Prefettura, degli enti assistenziali, della protezione civile, il Centro per l’impiego, una rappresentanza dei sindacati, le associazioni datoriali agricole, il Consorzio Barolo Barbaresco e il nostro Consorzio socio assistenziale. E’ stata creata una rete territoriale per affrontare i problemi tecnici, logistici e d’assistenza umanitaria perché il problema, se fosse un problema, lo sarebbe non solo per Alba ma per tutto il territorio». Come sta operando ora questa rete territoriale? «La priorità, in questa fase, è quella di identificare le persone, capire se lavorano per qualche cooperativa e se del caso a quali condizioni. Bisogna inoltre capire in fretta se saranno tutelati i loro diritti per quanto riguarda il diritto al lavoro, la retribuzione, la contribuzione, l’orario e le condizioni di lavoro». Pare di leggere nelle sue parole una certa inquietudine. C’è motivo di temere che avremo nuovamente a che fare con situazioni al limite o oltre la legalità? «Gli operatori sociali stanno cercando risposte con cui fare chiarezza su questa incognita.

Ma il dialogo non è sempre agevole. Qualche timore però sarebbe plausibile». E’ ancora valida l’opzione di collocare queste persone in container adattati e posti in via Pola? «Per fortuna no. Vedremo anche con quali flussi dovremo confrontarci più avanti. Lavorando in rete stiamo siamo certi che potremo dare accoglienza a queste persone senza creare aree di eccessiva concentrazione demografica come raccomandato dalla Questura. Siamo certi che molti di loro troveranno accoglienza nei paesi o presso le aziende dove saranno al lavoro. La via da percorrere è questa: affrontare una potenziale criticità, che in questo momento non esiste, in una logica complessiva di territorio».

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