Mario Roggero resta detenuto nel carcere milanese di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza ha infatti respinto l’istanza presentata dai legali del gioielliere di Bra – condannato in via definitiva a 14 anni per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel corso di una rapina nel suo negozio – con cui si chiedeva il differimento dell’esecuzione della pena o, in subordine, gli arresti domiciliari.
La richiesta della difesa e il parere della Procura
La difesa del settantaduenne aveva puntato sulla sospensione della detenzione in vista della decisione del Presidente della Repubblica sulla domanda di grazia. Una strada giudiziaria complessa, che tuttavia non ha trovato il consenso della Procura Generale, la quale aveva espresso un parere nettamente contrario all’accoglimento della richiesta.
I giudici hanno valutato l’insussistenza dei presupposti giuridici per concedere il beneficio richiesto, confermando la linea secondo cui la detenzione debba proseguire regolarmente. Inoltre, il tribunale ha sottolineato che un eventuale differimento della pena potrebbe persino rivelarsi pregiudizievole per lo stesso Roggero nel caso in cui il Capo dello Stato dovesse optare per una grazia parziale, poiché il periodo di sospensione non verrebbe calcolato ai fini del computo per l’accesso ai benefici penitenziari.
Il nodo giudiziario e il dibattito pubblico
La vicenda giudiziaria continua a far discutere profondamente l’opinione pubblica. Nelle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva è stata esclusa la legittimità della difesa, evidenziando che l’azione del gioielliere si consumò quando i malviventi erano già in fuga e fuori dall’esercizio commerciale. Ciononostante, il caso continua a smuovere forti correnti di solidarietà politica e sociale, lasciando ora aperta unicamente la via istituzionale legata alla valutazione del Quirinale










