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Marello paragona la Lega alla Superlega: ma avrà ragione?

«Credo che le forze di centrodestra abbiano fatto tutto da sole. Se la sono cantata, se le sono suonate. E adesso annunciano una sospensione nella quale in realtà si legge ritiro. Perché il terzo tempo non sarà il voto su questa proposta di legge, ma, se mai ci sarà, sarà un voto su un nuovo disegno di legge. Era nell’aria questo ritiro. Tuttavia, pensavo che la maggioranza avrebbe almeno avuto il buonsenso di mettere al voto gli emendamenti del collega Ruzzola che avrebbero, attraverso una proroga dei tempi, in un periodo difficile, salvaguardato i lavoratori delle sale gioco che dovranno adeguarsi alla legge entro il 20 maggio» – ha dichiarato in un comunicato stampa il consigliere regionale del Partito Democratico, Maurizio Marello.
«Per le opposizioni questa è una vittoria: la seconda dato che avevamo già respinto un emendamento che voleva modificare la legge un anno fa – prosegue l’ex sindaco di Alba –. Abbiamo dato voce al Piemonte migliore, ai nostri giovani che vogliono una società fondata sul lavoro e non sul gioco. Abbiamo fatto la nostra parte, usato gli strumenti che avevamo. Il centrodestra aveva i numeri per far passare tutte le leggi possibili, ma ha fatto male i conti perché era spaccato al proprio interno».
Poi Marello si lancia in un polemico paragone: «Questa vicenda mi ricorda quella che ha interessato il calcio negli ultimi giorni, quella della Superlega. La Lega in Consiglio regionale ha fatto la stessa fine. Non è stata la Lega, è stata la “Superlega” che in due giorni si è dissolta ed il presidente Cirio ha fatto la stessa brutta figura che ha fatto il mio presidente Andrea Agnelli con un’unica differenza: che quest’ultimo la faccia ce l’ha messa, mentre Cirio la faccia l’ha fatta mettere ai suoi consiglieri».
Ma dalla maggioranza rispondono: «Per noi è solo un cambio di strategia – assicurano lo stesso capogruppo leghista Alberto Preioni e il primo firmatario  del provvedimento, Claudio Leone –. Abbiamo dovuto fare i conti con 65 mila emendamenti, una distorsione della democrazia che dovrebbe essere confronto e dialettica. Ci sono 5000 persone che rischiano di perdere il posto e non possono rimanere appesi a un filo. Il nostro è un arrivederci a tra poche settimane”. «Nessun passo indietro – ribadisce ancora Leone –. Il provvedimento voluto con forza dal gruppo della Lega non è né accantonato, né ritirato né tantomeno bocciato».

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