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Marello diserta l’inaugurazione della Fiera: bisognava avere il coraggio e la responsabilità di fermarsi

Venerdì 9 ottobre 2020, è stata inaugurata la 90esima edizione della Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. Quest’ estate, quando venne annunciata l’intenzione di provare ad organizzarla nonostante la pandemia, ero d’accordo, ma a due condizioni: la prima implicava un format completamente diverso rispetto al passato (che evitasse gli assembramenti) e la seconda, la più importante, era che non ci fosse una recrudescenza del virus. Purtroppo ambedue non si sono realizzate.

In particolare oggi siamo in presenza di una forte ripresa dei contagi che preoccupa per la salute pubblica. Aprire la fiera in questa situazione mi sembra quantomeno un azzardo. Non un atto di coraggio ma direi di scarsa responsabilità. Tra l’altro con conseguenze pratiche immediate di notevoli disagi: il centro storico di Alba è stato trasformato in una sorta di “zona rossa” con accessi limitati, braccialetti per i residenti e mercati trasferiti altrove. Questo anche a danno degli operatori commerciali e senza i necessari preavvisi agli interessati che oggi hanno creato notevoli difficoltà soprattutto ai residenti. Bastava, a parer mio, semplicemente portare fuori dal perimetro del centro il Mercato Mondiale del Tartufo e lasciare il cuore della città nella libera disponibilità di residenti e turisti.
Per questi motivi non ho preso parte alla cerimonia inaugurale della Fiera.
Tutti vogliamo tornare alla normalità, ma per arrivarci serve oggi un atteggiamento di assoluta prudenza. Quello che non vedo nell’Amministrazione Albese (nella persona del sindaco Carlo Bo), nell’Ente Fiera del tartufo (con la sua Presidente Liliana Allena) e nella Regione Piemonte ( presieduta da Alberto Cirio). Ho lavorato per anni allo sviluppo turistico della città e della nostra terra di Langhe e Roero (e credo umilmente con qualche risultato) e continuo a farlo.
Nelle attuali condizioni, però, bisognava avere il coraggio e la responsabilità di fermarsi.

La salute viene prima di tutto.

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Redazione Corriere

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