Ma di cosa può vantarsi la Regione in merito al completamento della Autostrada del Tartufo?

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Riceviamo e pubblichiamo

Che noia! Vedere presidente e assessore della Regione, in perenne campagna elettorale, vendere come proprie le fatiche altrui.

L’assessore ai Trasporti, Marco Gabusi ha infatti recentemente dichiarato, preceduto di qualche giorno dal suo Presidente, che: “in 4 anni siamo passati da un’opera che non aveva finanziamento e autorizzazioni alla certezza che si completerà con tutte le richieste dai territori”.

Le cose non stanno così: la richiesta al Concessionario da parte dell’allora governo Gentiloni di studiare una variante all’originale tracciato in galleria del Lotto 2.6, tale da consentire un sostanziale risparmio di spesa, è del 2017.

A seguito della richiesta il Concessionario ha individuato una proposta che per il sub lotto 2.6.b (Roddi-Verduno) sarebbe stata immediatamente approvabile, mentre per il sub lotto 2.6.a (Verduno-moncone di Cherasco), prevedeva un progetto preliminare con un tracciato “in esterno”. L’eventuale progetto definitivo avrebbe dovuto essere approvato secondo le normali procedure di Conferenza dei Servizi.

È del 27 aprile 2018 l’approvazione della Commissione Europea dell’accordo di Delrio con il Concessionario che prevedeva il finanziamento incrociato delle opere (cross financing), tra la ricca A4 (Torino-Milano) e la povera A33 (Asti-Cuneo), entrambe gestite dal gruppo Gavio.

È del 18 marzo 2019 la proposta del ministro Toninelli, di sostituire la proroga della scadenza del rapporto concessorio della A4, ipotizzato da Delrio, con un aumento del valore di subentro per pagare i lavori di completamento della A33 (345 ml€).

E’ del 1 agosto 2019 la delibera CIPE n. 56 che di fatto autorizzava il nuovo progetto: prendeva atto della revisione del rapporto concessorio e revisione del Piano Economico Finanziario della Società autostradale A33 Asti Cuneo S.p.A.

 

E’ del 23 gennaio 2020, governo Conte II, la proroga di 36 mesi della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Lotto 2.6, che di fatto ha consentito di procedere con i lavori del Lotto 2.6.b, senza attendere i risultati della VIA per il lotto 2.6.a.

 

In sintesi, quando è entrata in carica la Giunta Cirio, il progetto era già stato modificato, era già stato finanziato e per una metà completamente autorizzato e per l’altra metà completamente indirizzato. Per questa seconda metà, la Regione Piemonte non ha fatto altro che “accodarsi e prostrarsi” al Concessionario senza apportare alcun contributo per attenuare l’impatto ambientale e paesaggistico di quel nastro d’asfalto di 25 m di larghezza e di 5 km di lunghezza in territorio Unesco.

 

Questo Osservatorio, al contrario, ha lottato con tutte le sue forze per far ragionare la politica locale sulla necessità di rilanciare la soluzione della galleria alla luce delle ingenti disponibilità finanziare resesi disponibili nell’era covid ed in parallelo ha lavorato per proporre comunque  soluzioni migliorative anche sull’ipotesi del tracciato in esterno.  Avevamo suggerito, tra l’altro, che la galleria artificiale di 40 metri fosse estesa a 400 abbassando i rilevati e migliorando l’impatto paesaggistico ed il transito della fauna selvatica, ma non siamo stati ascoltati.  L’unica cosa su cui abbiamo potuto incidere è la notizia che si rimetterà mano sia al ponte sul Tanaro a Pollenzo, sia alla passerella che riutilizza le strutture del vecchio ponte per una pista ciclabile. Abbiamo poi sollevato il tema dei mezzi agricoli in tangenziale, problema che pare risolto solo per i mezzi veloci, e la gratuità da Castagnito a Cherasco, che invece è stata bocciata, concedendo la gratuità solo al tratto già gratuito oggi, con l’aggravante dell’introduzione del perverso sistema free flow.

Se poi vogliamo dirla tutta, l’Autostrada del Tartufo non sarà completata alla fine del 2024: i lavori sulla tangenziale non hanno ancora avuto il parere positivo del Ministero sulla Valutazione di Impatto Ambientale e l’impresa valuta che ci vorranno 22 mesi per eseguirli. Di completamento della A33 se ne parla quindi, se va bene, a fine 2025, come ha ingenuamente ammesso lo stesso Salvini.

In poche parole: ma di cosa hanno da vantarsi l’assessore Gabusi e il presidente Cirio?

 

Guido Chiesa, Cesare Cuniberto, Silvio Veglio

per conto del Direttivo dell’Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero onlus

 

 

 

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