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    Ma come si fa ad arrivare alla fine del mese?

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    Ma quanto è dura arrivare a fine mese? Non è solo il mio pensiero, ma anche quello di molti capofamiglia italiani. Dopo la pandemia e la successiva crisi energetica che ha portato ad un’impennata dell’inflazione, i nostri portafogli sono sempre più vuoti e il nostro potere d’acquisto è precipitato.

    Non si tratta solo di un’impressione, anzi, a certificare questo brutto presentimento è l’Ocse, che per chi non lo sapesse è Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Nel giro di pochi anni (ma questo è iniziato ben prima del tragico 2020, quando si scatenò il Covid 19) la forbice tra prezzi al consumo e i salari reali si è via via allargata. Ma non si è trattato solo di un aumento dei primi, non compensati in busta paga. Anzi è successo che i secondi si sono alleggeriti di circa 1.600 euro nel giro di 3 anni. Peggio ancora è andata ai pensionati, che non hanno grandi prospettive di poter fare qualche lavoretto per arrotondare.

    Se anche non ci fosse l’Ocse a ricordarcelo, pensate a quanto costava un caffè prima dell’euro e quanto costa oggi (si è passati dalle 900 lire agli 1,3 euro, pari a 2.500 lire), mentre i salari sono rimasti quasi fermi. Abbiamo un bel parlare di taglio del cuneo fiscale, di rinnovi contrattuali e di salario minimo: il nostro paese sta diventando una sorta di paese del terzo mondo e la cosa è ancora più dolorosa, perché abbiamo conosciuto il boom economico e il benessere.

    Oggi ci chiedono di accettare la decrescita felice, ma qui siamo di fronte ad un precipizio vorticoso. Non sono un economista e non so indicare la ricetta per invertire la rotta, ma di sicuro se ci aspettiamo che i consumi e la ripartenza debbano arrivare dalla gente comune, ritengo assai improbabile che qualcosa si possa smuovere. Bisognerebbe dare agli italiani qualcosa in tasca, affinché possano spenderlo, ma purtroppo siamo in un circolo vizioso, da cui è difficile liberarsi. D’altra parte se il 5% delle famiglie italiane possiede il 46% della ricchezza totale, mentre la metà più povera può contare su meno dell’8% della stessa ricchezza totale, qualcosa vorrà pur dire. Non sto rivendicando patrimoniali o prelievi forzosi, ma un minimo di equità, forse ci vorrebbe.

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