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    Lo stile non è acqua

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    Avere stile non è cosa da poco. Ognuno ha il proprio, che tuttavia non sempre può ritenersi tale. Può trattarsi di portamenti, di modi di fare, di esprimersi che caratterizzano l’individuo, rendendolo inconfondibile. Ma da qui a dire che ha uno stile, nella accezione più nobile del termine, ce ne passa molto.

    Forse è per questo che è invalso l’uso di dire che lo stile non è acqua. Un modo di dire molto simile al “noblesse oblige” o al “fair play”. In buona sostanza significa che prima di tutto occorre saper essere, più che saperci provare. Per questo non sfugge agli osservatori disincantati la differenza fra chi ha stile e chi non ce l’ha. Anche il più imbranato degli spettatori, che non sia completamente manipolato, è in grado di vedere dove c’è stile e dove invece scarseggia o c’è goffaggine. Dove si fanno belle figure e dove soltanto figuracce. Ci sono poi momenti e passaggi in cui la differenza balza prepotentemente alla ribalta.

    Almeno qui da noi. Specialmente dopo le tornate elettorali. Quelli che perdono difficilmente accettano la sconfitta con raziocinio. Si buttano di solito pretestuosamente in polemiche inconsistenti. Dimostrano di non avere proprio voglia di trangugiare il boccone amaro, tentando fino all’inverosimile di non riconoscere appieno il vincitore. Altrove capita invece di vedere che il primo atto di chi risulta sconfitto sia proprio quello di riconoscere pubblicamente chi ha vinto. Non è soltanto un codice sportivo quello di saper perdere, è per l’appunto lo stile, che non tutti hanno. Ma un esempio, ad onore del vero, mi è capitato di vedere. Si tratta di un Sindaco che, ricandidato e uscito sconfitto, non ha tardato a congratularsi pubblicamente con il vincitore, dando così prova di avere uno stile che non è acqua.

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