SOMMARIVA DEL BOSCO – Che tristezza vedere come tanti si augurino che il nuovo ospedale non apra mai

    Visto da Pollenzo. Un'immagine d'archivio dell'ospedale di Verduno: la sua attivazione che dovrebbe in gran parte sostituire il “S. Spirito” preoccupa tante residenti nelle nostre zone

    Vorrei complimentarmi con l’autore dell’articolo (di cui non ho trovato il nome), intitolato “Il problema”, comparso sul “Corriere” di lunedì  1  aprile a pagina 25, perché interpreta con sintesi efficace le preoccupazioni dei futuri utenti dell’Ospedale di Verduno, me compresa.

    Non ho trovato ancora persona che non manifesti dubbi e timori e, come si dice correttamente nell’articolo, non cerchi soluzioni alternative. Il problema maggiore è la strada, già ora trafficata: come sarà, quando sulla stessa confluiranno: il personale medico, paramedico, gli addetti ai vari servizi, i rifornimenti ospedalieri e non, le ambulanze, i pazienti, i parenti dei pazienti ospedalizzati, eccetera? E, poiché tutti, ma proprio tutti dovranno usare la macchina (gli orari vanno rispettati in un ospedale, e il ricorso alla navetta non sembra una soluzione sempre fruibile, specie per chi non è di Bra). Ul parcheggio sarà sufficiente? E che dire del periodo in cui la stagione è inclemente: nebbia, neve, gelo, su una strada che si inerpica? Queste non secondarie preoccupazioni vanno a sommarsi in persone già provate da problemi di salute, la cui serenità andrebbe tutelata, eliminando tutti gli ostacoli.

    C’è chi dice che se ne avvantaggeranno le cliniche private e chi ipotizza che ne sorgeranno delle altre. Di certo un ospedale non servito dalla linea ferroviaria nasce già ampiamente compromesso. Per ironia a un abitante di Sommariva del Bosco può risultare addirittura più conveniente recarsi a Torino, perché i treni transitano ogni ora e tutti gli ospedali della città sono serviti dalla metropolitana o dal servizio pubblico. Ed è sicuramente più comodo imboccare la strada che porta a Savigliano, ampia e scorrevole.

    Mi associo all’indignazione dell’autore dell’articolo quando penso ai soldi spesi: è triste, ma proprio triste sentire le persone augurarsi che l’Ospedale di Verduno non apra mai.  E tralascio l’impatto ambientale che pure non è trascurabile.

    Nel ringraziare “il Corriere” per essersi fatto interprete delle preoccupazioni e dell’indignazione mia e di tutte le persone che conosco (sottolineo ancora che non ne ho trovato una che sia entusiasta all’idea di andare a Verduno, ma tutte alla ricerca di soluzioni alternative), invio i miei più cordiali saluti con l’assoluta certezza che continuerete a dar voce a chi è “fuori dal coro”.

    Anita Piovano,

    Sommariva del Bosco