S. VITTORIA D’ALBA – Quel ristorante che offre anche un’atipica sala di lettura

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    “Le Betulle”. Il ristorante di cui scrive il nostro lettore

    Dal 27 luglio 1989, giorno in cui la famiglia Destefanis aprì le porte de “Le Betulle”, mi è capitato spesso di esserne ospite e, da una decina d’anni, mi succede quasi regolarmente di trovarmi il primo mercoledì del mese presso questo ristorante per la riunione del Consiglio reggente dell’Ordine dei Cavalieri del Roero, di cui faccio parte. Il nostro incontro si svolge nel seminterrato dell’edificio, nell’apposito locale riunioni e, al termine, saliamo al piano terra, nella sala ristorante, per cenare e continuare il nostro conversare fatto di riflessioni e confidenze tra amici.

    Paolo Destefanis e il personale che con lui collabora ci servono e ci assistono con gentilezza e premura durante tutto il pasto.

    La sala ristorante de “Le betulle” è uno spazioso locale squisitamente arredato e con tante tavole ben apparecchiate, attorno alle quali siedono i numerosi clienti. Dalle pareti di un uniforme coloro giallo marrone pendono qua e là quadri scelti sempre con buon gusto, ma in tempi recenti i dipinti sono stati affiancati e parzialmente sostituiti da scritte di un vivace color verde che attirano subito l’attenzione curiosa degli ospiti, scritte che hanno trasformato il locale in un’atipica sala di lettura.

    Si tratta di pensieri e riflessioni in grado di soddisfare tutti i gusti e che meriterebbero ognuno una bella discussione tra commensali. Subito, al di sopra del banco della reception si legge una scritta che vi hanno apposto i genitori di Paolo Destefanis: “Tutti abbiamo due vite, la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una” (Confucio).

    Tra le tante scritte vi sono pensieri gastronomici quali, ad esempio: “Non c’è amore più sincero di quello per il cibo” (George Bernard Shaw); “E preferibile un cibo anche un po’ nocivo, ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole” (Ippocrate); “Credo che sia un artista chiunque sappia fare bene una cosa, cucinare per esempio” (Andy Warhol); “La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella” (Brillat Savarin).

    Possiamo leggere parole di esaltazione del vino, cosa ovvia in una terra vinicola per elezione come la nostra: “Bibere umanum, est, ergo bibamus” (Anonimo); “Il vino è la poesia della terra” (Mario Soldati).

    C’è anche qualche riflessione più profonda e di tipo psicologico: “Il male non è ciò che entra nella bocca di un uomo, il male è ciò che ne esce” (Sacre Scritture); “L’uomo è ciò che mangia” (L. Feuerbach); “Troppo cibo rovina la stomaco, troppa saggezza l’esistenza” (Alessandro Morandotti); “Dei palati uguaglianza non può stare, perciò non s’ha dei gusti a disputare” (Proverbio Popolare).

    Mi ha colpito anche una citazione che mi ha riportato alla mente i miei dubbi su certe forme di pseudocarità esibita con teatralità: “L’ospitalità è la virtù che c’induce a nutrire e ospitare alcune persone che non hanno bisogno né di essere nutrite né di essere ospitate” (Ambrose Bierce).

    Infine su una parete si può leggere una bellissima poesia di Hermann Hesse “La farfalla nel vino”:

    Una farfalla è volata nel mio bicchiere di vino,

    ebbra si abbandona alla sua dolce rovina,

    remiga senza forze, ora sta per morire;

    ecco, il mio dito la solleva via.

    Così il mio cuore, accecato dai tuoi occhi,

    felice affonda nel denso calice, amore,

    pronto a morire, ebbro del tuo incanto

    se un cenno di tua mano non compia

    il mio destino.

    Sono convinto che i Destefanis arricchiranno ulteriormente questa loro atipica biblioteca murale e che tanti clienti verranno a “Le Betulle” per nutrirsi di buon cibo e di parole.

    Filippo Franciosi