IL RICORDO – Addio a Caterina Brero: era l’altra metà di Giovanni Arpino

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    In una occasione pubblica. Un'immagine della scomparsa ricordata in questo intervento dall'assessore comunale alla Cultura di Bra

    Dunque se ne è andata anche Caterina Brero, anzi Catterina, con due “t”, come usava un tempo. E con lei scompare un altro frammento della Bra novecentesca che trovò nella penna del marito, Giovanni Arpino, un cantore superbo e ineguagliato.

    Caterina era nata il 31 gennaio 1931 a Santa Vittoria d’Alba, «sulla cima di un bricco abbandonato dove le galline girano con il sacchetto sotto il sedere, perché la uova, uscendo, non finiscano in fondo alla riva».  Così almeno scrisse il marito.

    All’età di sei anni con la famiglia si trasferisce a Bra ove il padre ha rilevato lo storico caffè “Garibaldi”. Caterina è ancora una studentessa quando accende di passione Giovanni Arpino, giovane di belle speranze che ha quattro anni più di lei. Il loro rapporto si nutre di parole, in primo luogo quelle che il futuro autore le scrive su fogli che affida al bidello della scuola affinché le consegni alla destinataria. La famiglia Arpino prende a ben volere questa brillante studentessa, la famiglia di Caterina, invece, inizialmente, non è altrettanto ben disposta verso l’aspirante letterato. Ma nulla può contrastare il sentimento dei due giovani che il 25 aprile 1953 si uniscono in matrimonio avendo come testimoni Francesco Rinaudi (meglio noto come Cecu Pocapulpa) e Giorgio Doria, il figlio del marchese proprietario del castello di Montaldeo, nell’Alessandrino, ove si celebrano le nozze. Si corona così il sogno d’amore tra Giovanni Arpino e Caterina Brero, la bella e colta ragazza con cui da anni aveva intessuto un rapporto nutrito anche di affinità e complicità intellettuali. A lei, nei cui «grandi occhi di miele e api riconosco il meglio di me stesso», Arpino si ispira per alcune poesie della raccolta “Barbaresco” (1954), a lei è dedicato “Il prezzo dell’oro” (1955).

    Poco dopo la coppia si trasferisce nel Torinese, in borgata Leumann, da dove ogni mattino pendola su Torino, lui per raggiungere la casa editrice Einaudi nella quale si occupa di vendite rateali e lei per frequentare la facoltà di Scienze Naturali, quantunque il marito la preferisce a casa, a sovraintendere a «una tana cui ogni giorno / tu aggiungi piume, io aggiungo confidenza». Conseguita la laurea, nel 1958 Caterina Brero entra nella scuola come docente di scienze naturali. Nel frattempo, nell’agosto 1955 la vita dei coniugi Arpino è allietata dalla nascita di Tommaso, «il piccolo Tom, mio canarino», cui il padre dedicherà infinite premure e tenerezze, oltre che “Le mille e una Italia” (1961). Dopo la morte prematura di Giovanni avvenuta ad appena 60 anni nel 1987, è Caterina a ergersi a custode dell’importante lascito intellettuale del marito.

    Ora, in un ideale passaggio di testimone tra le generazioni, spetta proprio a Tommaso raccogliere e perpetuare la complessa, impegnativa eredità culturale paterna da Caterina amorevolmente preservata in questi anni.

    Fabio Bailo