CHERASCO –  Circonvallazione: «Al Tar perso un round ma la partita è ancora aperta»

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    Il vecchio e il nuovo tracciato. Nella foto quello abbandonato, in rosso, e quello definitivamente approvato, in azzurro per la circonvallazione al centro storico di Cherasco

    Con sentenza n. 66/2019, depositata il 22.01.2019, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda) ha respinto i quattro ricorsi e annessi motivi aggiunti contro l’ultimo tracciato della circonvallazione di Cherasco. I ricorsi erano stati promossi dai titolari di aziende agricole e dal Comitato per la Salvaguardia del Territorio Cheraschese, un comitato di cittadini al quale hanno aderito varie associazioni dedite alla tutela dell’ambiente. Il contenuto dei ricorsi era incentrato alla tutela dell’ecosistema e di terreni agricoli di pregio siti in regione Isorella sottoposti a forte rischio di compromissione causa la costruzione dell’opera viaria.

    E’ noto che le competenze del Tribunale Amministrativo si limitano esclusivamente all’aspetto della legittimità della materia sottoposta a giudizio. L’attività del Comitato (per statuto votata principalmente alla tutela dell’ambiente, non certo ad arzigogoli legali) continuerà il suo percorso non addentrandosi in disquisizioni sul contenuto della sentenza anche perché non abbiamo mai detto che per tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’agricoltura in un luogo non si debbano costruire le strade quando esse servono. Ci preoccupano invece le affermazioni del Sindaco di Cherasco in merito al tracciato scelto, secondo lui, meno impattante per l’ambiente: dire che l’opera in programma non influisca in modo significativo sulla biocenosi vegetale dell’area in questione caratterizzata da un bosco igrofilo è ancora tutto da dimostrare perché sappiamo bene che le conseguenze dell’impatto causato dall’uomo con l’antropizzazione non si manifestano nell’immediato, ma la natura a tempo debito immancabilmente presenterà il conto.

    Purtroppo nel caso in questione sono stati commessi parecchi gravi errori soprattutto dal punto di vista politico, accorgimenti che (guarda caso), non sono sfuggiti agli amministratori di altri comuni viciniori con un centro storico forse meno importante del nostro. Esiste nell’ordinamento giuridico italiano uno strumento urbanistico di programmazione dell’attività edilizia e – volendo – di tutela dei centri storici denominato Piano Regolatore; quello di Cherasco risale ad ormai trent’anni fa, ma fin da allora a nessun politico locale è venuto in mente di prevedere una tangenziale che deviasse il traffico pesante dal centro abitato. Ci hanno pensato poi, troppo tardi, quando la situazione viaria era divenuta insostenibile e quando lo sviluppo edilizio degli ultimi decenni aveva occupato tutto lo spazio necessario alla costruzione dell’opera. L’individuazione di un sito idoneo doveva essere oggetto di confronto con i cittadini, doveva essere discusso in un consiglio “aperto” e non – come è avvenuto – imposto con intimidazioni ed arroganza. Solo la stupidità porta a distruggere la terra dove si vive.

    Oggi, questa sentenza di primo grado, dopo oltre un decennio di lotte, potrebbe rappresentare una sconfitta per l’ambiente e nel settore agricolo, per il momento, sulla vicenda della circonvallazione di Cherasco si sta valutando il da farsi, abbiamo perso il primo round della controversia ma la partita è ancora aperta!

    Comitato

    per la salvaguardia

    del territorio cheraschese