Dal CuneeseAttualità

Le riflessioni di Cia Cuneo sulla nuova Politica Agricola Comune per il periodo 2023-2027

Cosa va bene e cosa non funziona per il vicedirettore provinciale dell’organizzazione, Silvio Chionetti, che dice: “I contributi ora non sono più legati alla vecchia concezione di creare “rendita” per l’azienda, ma agli impegni ambientali che gli agricoltori si devono assumere attraverso gli ecoschemi”

Lo scorso 1º gennaio è entrata in vigore la nuova Politica Agricola Comune (Pac)  riguardante il periodo 2023-2027. Con l’obiettivo di spiegarne i contenuti, Cia Cuneo, a dicembre, ha organizzato per i propri associati cinque incontri negli uffici di zona. Ma, con l’obiettivo di offrire un’ulteriore opportunità di conoscere e approfondire i temi della programmazione europea, ne ha previsto un altro giovedì 12 gennaio, alle 14.30, nella sede di Cuneo in piazza Galimberti 1/C. All’incontro intervengono, con l’obiettivo di  illustrare novità e conferme della Pac, il vicedirettore provinciale e il responsabile del servizio tecnico di Cia Cuneo, Silvio Chionetti e Giovanni Cordero. La partecipazione è in presenza, fino a esaurimento posti.

 

I contenuti della Pac

Dal 2023 al 2027, la Pac mette complessivamente a disposizione dell’Italia 35 miliardi di euro. Rispetto al passato, però, cambia il sistema dei pagamenti che diventano cinque: il base; il redistributivo; i giovani agricoltori; il sostegno accoppiato e gli ecoschemi.  La nuova programmazione prevede il mantenimento dei titoli Pac – stesso numero e uguale superficie – già in essere alle aziende, ma con un ricalcolo del valore slegato dalla storicità del contributo. Per la prima volta viene inserito il pagamento redistributivo per i primi 14 ettari ammissibili, anche se non coperti da titoli. Come per la precedente programmazione è obbligatorio rispettare i parametri della condizionalità. Si aggiunge la condizionalità sociale: cioè il rispetto delle norme fondamentali riguardanti la sicurezza, la salute e l’occupazione di chi opera nelle aziende. C’è poi un premio per i giovani agricoltori under 40 anni, ma con l’obbligo di avere adeguati requisiti di formazione e di competenze. Per l’accesso al sostegno accoppiato bisogna utilizzare sementi certificate. Inoltre, sono previsti premi accoppiati per la zootecnia. In sostituzione del pagamento greening sono stati introdotti cinque ecoschemi di pratiche agronomiche volontarie, con l’obiettivo di tutelare il clima e l’ambiente. L’ecoschema 1, relativo alla zootecnia, è indirizzato su due livelli: uno è la riduzione degli antimicrobici usati negli allevamenti e l’altro è l’adesione al Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale (Sqnba) con lo svolgimento dell’intero ciclo o di una parte di esso al pascolo. L’ecoschema 2, riguarda l’inerbimento colturale su più anni; il 3, gli oliveti di rilevanza paesaggistica; il 4, i sistemi di foraggere estensive; il 5, le colture a perdere di interesse mellifero.

 

Cosa ne pensa Cia Cuneo

A esprimere il parere di Cia Cuneo sulla nuova Politica Agricola Comune è Silvio Chionetti: vicedirettore e responsabile dell’area tecnica provinciale dell’organizzazione agricola.  Afferma: “Con la nuova Pac sono soprattutto due i settori che devono affrontare le maggiori criticità. Uno è il cerealicolo. La programmazione europea prevede la rotazione delle colture per tutte le aziende sopra i 10 ettari seminabili. Ma quanti hanno oltre 50 ettari di terreno sono quelli che devono affrontare le maggiori difficoltà, perché non viene erogato il premio redistributivo e la rotazione non è realizzabile su tutte le superfici agricole. Ad esempio, il grano seminato in collina o nelle zone non irrigabili non può essere alternato al mais che su quei terreni rende nulla. Due colture di cui abbiamo già adesso una produzione nazionale insufficiente per soddisfare le richieste e che la nuova Pac, con i vincoli delineati, renderà ancora più difficile coltivare. La misura è da rivedere anche alla luce della guerra russo-ucraina, che ha reso più problematiche le importazioni di grano e mais”.

L’altro settore? “Gli allevamenti ovocaprini non sono stati inseriti nell’ecoschema della zootecnia per quanto riguarda il pascolo. Invece pecore e capre al pascolo ci vanno e, di solito, nei terreni più difficili da raggiungere dove non si pratica l’alpeggio. Una lacuna da colmare”.

L’aspetto positivo della nuova Pac? “I titoli sui terreni ora non sono più legati alla vecchia concezione di creare “rendita” per l’azienda, ma agli impegni ambientali che gli agricoltori si assumono attraverso gli ecoschemi. In pratica i contributi non devono più essere delle speculazioni, ma degli aiuti concreti a quanti utilizzano dei metodi di coltivazione e di allevamento sostenibili a livello ambientale e in grado di garantire la qualità dei prodotti. E’ chiaro, però, che gli ecoschemi nei decreti attuativi dovranno dare la possibilità a tutte le aziende di renderli operativi anche attraverso delle deroghe rispetto a quanto previsto”.

Chi ci guadagna e chi ci perde nella nuova programmazione? “A guadagnarci è sicuramente l’ambiente: una prospettiva condivisibile. E a perderci dal punto di vista economico è tutta l’agricoltura, ma i contributi sopperiscono al minor reddito dovuto alla minore produzione. In sostanza, l’imprenditore agricolo diventa attore e protagonista di un ecosistema che è nelle sue mani e del cui sviluppo dovrà assumersi tutte le conseguenti responsabilità. Mai come prima, però, deve programmare le semine compatibilmente con le proprie esigenze”.  

 

 

 

Sponsorizzato

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button