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L’artista Valerio Berruti ci racconta come è nata “Alba”

«A chi mi dice che non rappresenta la città ricordo che si diceva lo stesso della famosissima Sirenetta di Copenaghen»

Sin dall’apparizione del primo rendering, la nuova piazza Ferrero ha creato dibattito, soprattutto a livello di social. Ma ora manca davvero poco al taglio del nastro previsto per giovedì 29 settembre. A far discutere è soprattutto la grande scultura che, sebbene incappucciata, è già stata collocata al centro della fontana. L’opera realizzata da Valerio Berruti è alta 12,5 metri (oltre 13,5 se consideriamo il basamento) e raffigura Alba, una bambina “genata” (scusate il piemontesismo), e connoterà lo “skyline” della piazza, in quella che è la porta ideale verso corso Itala e quindi verso le Langhe.

In vista del taglio del nastro abbiamo intervistato l’autore della mastodontica scultura e ci siamo fatti raccontare i segreti di un progetto realizzato in poco meno di 6 mesi.

Valerio, partiamo dall’idea attorno alla quale è nato il progetto.

«Il tema nasce dal fatto che come tutti gli albesi io amo moltissimo quella piazza, che è forse la vera piazza della città. Io ci passo tutti i giorni, ma soprattutto al sabato la scelgo per fare colazione e mi consente di lasciare i miei figli liberi di giocare in tutta sicurezza. Prendendo il caffè in un luogo che sento particolarmente mio, mi sono chiesto spesso cosa avrei fatto in caso di un intervento di restyling. Così ho iniziato a pensare. Sono partito dall’aspetto architettonico dell’area che ricorda una grande lettera C, formata da due palazzi  antichi “gemelli” posti sui lati lunghi,  e altri due, più recenti, posti all’imbocco di via Maestra. In poche parole mi sono detto: in piazza Ferrero manca il quarto lato, che è quello che si affaccia verso corso Italia. Certo di sono dei palazzi che formano un semicerchio, ma sono moderni e seguono un altro design e non hanno un dialogo ideale. Quindi la bambina rappresenterà la quarta parete della piazza e chiuderà idealmente l’area».

Una statua imponente, che non passerà inosservata…

«La scelta dell’altezza di questa bambina, che è poi una sorta di foglio tridimensionale, è data dall’esatta media tra l’altezza dei palazzi laterali che sono di circa 14,5 metri e quelli frontali, le cui facciate sono alte 11,5 metri. Non ho mai pensato, nemmeno per un momento di fare una statua mastodontica. Le dimensioni sono relative al luogo in cui sorge. Chi in questo momento sta dicendo che sarà un’opera impattante si dovrà ricredere, perché di fatto la parte frontale, che è praticamente trasparente è larga circa 7 metri, ma il suo spesso è di 30 centimetri, per cui chi la vedrà lateralmente potrà scorgere poco più di un palo della luce. Sarà alta poco più di 13 metri, uno dei quali è la fontana che funge anche da basamento. Di giorno la bambina è un grosso gnomo, che caso unico per una scultura, si potrà vedere direttamente da Google Earth, visto che colpita dai raggi solari proietterà la sua ombra sul selciato della piazza, come fosse una meridiana».

Passiamo agli “effetti speciali” che sono frutto di lunghi studi

«La fontana è una citazione di quella vecchia che fino a qualche anno fa, caratterizzava piazza Savona e fa parte integrale dell’opera, visto che racchiude le luci che illumineranno la scultura ed è un basamento in granito nero assoluto. In realtà parlare di fontana è errato, visto che si tratta di una piscina a sfioro, che avrà ugelli che non genereranno getti d’acqua, ma si limiteranno a movimentare il velo superficiale, generando interessanti effetti nelle ore notturne.  Ad un osservatore disattento potranno apparire come proiezioni realizzate da un computer ed invece è proprio la luce che colpisce l’acqua in movimento a creare questa illuminazione. Tutto questo è stato realizzato grazie al supporto del light designer Alexander Bellman, un vero genio dell’illuminotecnica. In pratica di notte Alba si specchierà sul granito nero, generando una copia perfetta riflessa sull’acqua. Le luci varieranno la loro intensità, grazie a quattro algoritmi differenti , che la illumineranno in modo differente tra lato e lato ed anche in base all’ora. A comandare il tutto sarà un computer che produrrà 4 scene differenti. Pensate che per verificare gli effetti ottici abbiamo realizzato la stessa fontana in un capannone e per mettere il tutto a punto è stato davvero complicato».

Gli spazi per la gente diminuiranno con questa grande opera?

«La piazza apparirà rotonda e saranno aumentati i posti a sedere, perché ci saranno quattro sedute da 6 metri ciascuna che circonderanno il basamento. Abbiamo aumentato il verde, realizzando altri due boschetti di piante arbustive. Anche lo spazio calpestabile è aumentato, perché l’ingombro totale dell’opera ha un diametro di 12 metri, tutto il resto sarà fruibile dalla gente, compresa l’area dove era collocata la statua del generale Govone, il cui basamento era lungo 5 metri e largo 1. Per inciso lì sarà collocata la stele con la scritta Piazza Ferrero ed una lastra che spiegherà ai turisti l’idea dell’opera».

Come è stata realizzata la ormai mitica Alba?

«È realizzata in acciaio inossidabile e sarà color bronzo. Non necessiterà di manutenzioni particolari, se non un lavaggio periodico con una lancia a pressione. Non modificherà mai il suo aspetto nel tempo e proprio per questo abbiamo deciso di non verniciarla, ma di trattare la superficie con una speciale apparecchiatura che estrae il nichel dall’acciaio, formando questo strato superficiale inattaccabile dagli agenti atmosferici. Non è stato facile trovare la soluzione, perché la bronzatura si fa con il bagno galvanico, ma con una mole così imponente era impensabile. Così dopo ricerche su internet abbiamo trovato questa macchinetta di fabbricazione italiana, che viene utilizzata nelle cantine, per trattare le vasche di acciaio inossidabile e renderle opache. Quanto al basamento di granito, sarà bagnato con l’acqua pubblica che sarà addolcita da uno speciale filtro che eliminerà in modo naturale il calcare, evitando che le parti nere vengano imbiancate dalle incrostazioni. La statua pesa 10 tonnellate ed è realizzata con lastre di acciaio inossidabile Aisi 316 spesse 2 centimetri. Di fatto è uno scatolato chiuso con una lamiera da 3 mm, che segue le curve. Il tutto è saldato con circa 20 chilometri di filo. Tutte le saldature sono passanti e quindi è da considerare una vera e propria fusione. La lavorazione è stata certificata da enti specializzati nei cantieri navali, perché la tecnica utilizzata è proprio quella nautica. I lavori sono iniziati intorno al 20 marzo e sono proseguiti fino ad inizio settembre. È stato richiesto molto lavoro. Mediamente sono state 10 le persone impegnate a tempo pieno nelle varie fasi, tra saldatori e levigatori».

Il trasporto ha richiesto un dispiego di mezzi imponenti. Non sarebbe stato meglio assemblarla direttamente in loco?

«All’inizio avevamo pensato di assemblarla in piazza, poi l’ente certificatore ha preteso che la lavorazione avvenisse in un ambiente ben definito, dove non ci fossero residui ferrosi, che avrebbero causato lo sviluppo di ruggine. Alla fine è stato un bene, anche perché le operazioni, realizzate nel comune di Corneliano hanno richiesto più tentativi di verifica della messa a piombo e aggiustamenti vari. Se avessimo dovuto farli in piazza sarebbe stato un grande problema».

Nota dolente di tutto questo progetto sono gli “haters”, che sulla rete si sono moltiplicati dopo l’annuncio del progetto.

«Siamo in democrazia e quindi sono ben accetti i giudizi estetici e le polemiche da parte di chi non è d’accordo. Diversi sono i discorsi di odio, che sono stati fatti su alcune pagine social, da profili che spesso risultavano dei “trolls”. Intanto vorrei dire che tutte le spese di realizzazione sono state coperte dalla famiglia Ferrero e quindi agli albesi non è costata assolutamente nulla. Certo ho letto davvero di tutto sui social, ma vorrei dire una volta per tutte che l’opera, dopo la decisione della signora Franca di donarla alla città, è stata approvata all’unanimità in Consiglio comunale ed in quella sede non è emersa alcuna osservazione particolare. Sarebbe potuta bastare quella delibera ed invece il progetto è stato portato al vaglio della Regione. In ultimo, nonostante piazza Ferrero non sia soggetta al parere dell’ente nazionale, è stata sottoposta al parere della sovrintendenza alle Belle Arti, che non ha obiettato in alcun modo.  A questo punto mi sono sentito molto tranquillo e rincuorato dall’appoggio incondizionato da parte delle istituzioni. In nessun modo voglio preoccuparmi di una minoranza molto rumorosa, che si nasconde dietro lo schermo di un computer per avere qualche like in più».

Qualcuno ha puntato il dito sull’idea, sostenendo che non rappresenti in alcun modo la città…

«Come detto in precedenza, rispetto le idee di tutti, anche di chi mi ha detto che l’idea della bambina non era rappresentativa per la nostra città. Io modestamente mi sono limitato a rispondere che a Copenaghen non è esistita alcuna sirenetta e quella statua è tra le più fotografate del mondo. La scultura diventerà parte della città e potrà rappresentare un simbolo nel prossimo futuro. Possiamo discutere sull’idea della bambina “genata”, che è una mia interpretazione. È il modo in cui vedo la gente di Alba, una metafora. La bambina può rappresentare un’importante simbolo anche per la Ferrero, che sappiamo tutti è molto attenta al mondo dei bambini e realizza la linea Kinder ad essi dedicata, è una connection con la filosofia produttiva della società».

Sei soddisfatto del risultato?

«Mi sento di dire che questo è il mio lavoro più bello. Quando sono stato incaricato di realizzare questo progetto ho preso un mio vecchio lavoro, che mi piaceva tantissimo e l’ho adattato per realizzare Alba. Non potevo rischiare di fare qualcosa di nuovo che non convincesse nemmeno me. Sono sicuro di ciò che ho fatto e spero che possa rappresentare la città in cui vivo per moltissimi anni. Non ho affrontato questo impegno con leggerezza, ho cercato di esaminare tutti gli aspetti possibili, non ho lasciato nulla al caso. Certo sono un uomo e posso avere fatto degli errori, ma il primo ad essere soddisfatto devo essere io, principale critico di me stesso.  Alba – intesa come opera – vuole aprire una porta all’arte contemporanea anche in questa città. Gallizio in qualche modo aveva provato a percorrere questa strada ma non c’era riuscito. Il suo progetto visionario del campo nomadi era qualcosa di eccezionale e per me si tratta di un’eredità importantissima. Il mio obiettivo è quello di regalare un’emozione a tutti, tanto agli appassionati di arte, quanto alle persone comuni, che spesso sono snobbati da quegli artisti che ascoltano soltanto il giudizio dei critici più affermati e non si preoccupano di far capire la propria arte».

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