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L’appello del vescovo ai giovani: Attenti ai pericoli dei Social

«Dobbiamo costruire una comunità basata sull’amen piuttosto che sui like. In rete ci sono pericoli che non possono essere sottovalutati: realtà distorte, cyberbullismo, autoisolamento dei ragazzi».

E’ l’allarme sui pericoli e le informazioni distorte che viaggiano in rete lanciato nella sua ultima omelia dal vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, domenica 2 giugno, in occasione della 53ª “Giornata delle comunicazioni” della Chiesa. Un appuntamento che quest’anno è stato dedicato in modo particolare all’utilizzo dei Social da parte dei giovani e ai pericoli nascosti della Rete.

Come ha spiegato Mons. Brunetti: «Di fronte alla pervasività nella vita quotidiana di tutto ciò che oggi viene definito “social network”, che permette in tempo reale di connettersi con tutti e dappertutto, di fronte ai rischi che si corrono attraverso il mondo virtuale, il Papa invita la comunità cristiana ad andare oltre, a non fermarsi agli aspetti meno positivi, per costruire una comunità umana autentica.

Lo sguardo attento del Pontefice si sofferma su quelli che sono i punti critici e che noi credenti non dobbiamo sottovalutare: la confusione tra virtuale e reale; la disinformazione che viaggia in rete fino alla distorsione dei fatti e al discredito delle persone; l’uso manipolatorio dei dati personali a opera di realtà anche sovranazionali; il cosiddetto cyberbullismo che ha spinto al suicidio alcuni giovani più fragili; le aggregazioni di individui legati da interessi e la cui identità si fonda sulla contrapposizione, sul pregiudizio e qualche volta anche sull’odio; l’autoisolamento fino ai casi di ragazzi definiti “eremiti sociali”.

Si tratta di fenomeni connessi a un uso distorto della comunicazione – distorsione che non è solo dei nostri tempi, anche in passato c’erano delle situazioni analoghe – ma che oggi assume dimensioni sempre più gigantesche proprio grazie alla raffinatezza delle tecnologie digitali a disposizione dell’umanità.

Occorre pertanto l’impegno dei credenti, e di tutti gli uomini di buona volontà insieme alle istituzioni civili e culturali, perché cresca la consapevolezza sui rischi, perché ci sia una formazione positiva delle nuove generazioni e, soprattutto, perché i cattolici si rendano conto della necessità di abitare il mondo digitale, di fare cultura della comunicazione, perché soltanto così oggi la Buona Notizia può arrivare sino ai confini estremi della terra, costruendo non una somma di individui, ma una comunità».

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