La storia di Nina: dopo la mostra albese arriva un libro che racconta il “backstage”

Gallucci editore si lega nuovamente all’artista albese Valerio Berruti pubblicando un libro che nasce dalla personale “La storia di Nina”, curata da Arturo Galansino e allestita nella chiesa medievale di San Domenico ad Alba. Una mostra che racconta la creazione del nuovo lavoro cinematografico di Berruti “La giostra di Nina”: un’opera nella quale il suo tratto lieve si combina all’animazione mettendo in sequenza circa 3.000 disegni per farli diventare fotogrammi di un video.

Un cortometraggio animato prodotto da Sky Arte che, a differenza di altre occasioni nelle quali le immagini sono presentate in loop, ha una vera e propria sceneggiatura tratta da un racconto di Filippo Bessone. I protagonisti sono Nina, una piccola giostraia costretta a lavorare dall’arcigno nonno e Geppo, un ragazzone dall’animo infantile che crea scompiglio tra i clienti di questa giostra di paese. Il provincialismo, la rassegnazione e la paura del diverso si trasformano in desiderio di rivalsa in questo piccolo concentrato di poesia.

La musica, unico elemento sonoro in questo cortometraggio senza parole, è un elemento fondamentale ed è opera di Ludovico Einaudi. Per sottolineare il valore di questa colonna sonora, la sua partitura originale è presente anche nel testo.

Per disegnare i fotogrammi che compongono l’animazione Berruti ha realizzato un’opera d’arte, ispirata alle tipiche giostre a carosello, del diametro di 7 metri plasmando personalmente ogni componente, scolpendo e affrescandone ogni dettaglio. Anche di questo suo lavoro sono presenti numerose fotografie nel volume a testimoniare le diverse fasi. Inoltre i lettori potranno trovare alcuni fotogrammi che compongono il cortometraggio, un testo critico di Arturo Galansino, uno scritto di Roberto Pisoni (direttore di Sky Arte) e un testo di Francesca Priori che per Sky Arte ha realizzato un documentario che racconta l’intero progetto di Valerio Berruti.

«La giostra di Nina è essenzialmente una storia che parla di libertà: ho pensato di rappresentare degli uccellini al posto dei soliti cavalli perché, in qualche modo, ognuno dei protagonisti riuscirà a spiccare il volo – dice Berruti –. Per la prima volta i più piccoli non sono il mio soggetto privilegiato, ma lo è uno dei principali simboli dell’infanzia».

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