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La sfida ambientale sarà decisiva anche per il Tartufo bianco d’Alba

Senza proteggere i boschi, le piante e il microclima il diamante delle nostre colline non avrà futuro

ALBA – La qualità e la conservazione dell’ambiente sono l’elemento indispensabile anche per dare un futuro al Tuber Magnatum Pico, la risorsa più preziosa del nostro sottosuolo. In relazione ai progetti che potranno essere finanziati grazie ai fondi europei abbiamo chiesto all’avvocato albese Roberto Ponzio di fare il punto della situazione dopo l’annuncio del futuribile sbarco sulle nostre colline di trifole “made in England”.

“Ormai la ricerca e le nuove tecnologie di laboratorio – sottolinea il fondatore della “Casa museo del tartufo” – rendono possibile pressoché ogni sorta di ricerca e sperimentazione. Occorre quindi riflettere sulla portata reale dei recenti annunci provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra. In Francia sono stati spesi milioni di euro per scavare otto tartufi in due anni: tartufi di cui non sono state diffuse le caratteristiche, il profilo sensoriale e una descrizione puntuale della loro anatomia. Oltremanica si è addirittura parlato della creazione di una via inglese al tartufo e di un mercato in grado di competere con quello italiano. Peccato che, in pratica, gli studi del dottor Paul Thomas abbiano dato risultati per quanto riguarda il tartufo nero e non certo tali da fare dell’Inghilterra, almeno per ora, un concorrente da temere. Ci sono studi anche più recenti, ma siamo sempre nel contesto di esperimenti certamente suggestivi e di pubblicazioni di alto profilo scientifico. Ricerche senza dubbio di alto profilo, ma non certo la prospettiva di una coltivazione agricola del tartufo bianco di qualità”.

Roberto Ponzio: “Mondializzare il marchio nel nome del mercato sarebbe un errore fatale”

Nel frattempo, in coerenza col vecchio detto “piatto ricco, mi ci ficco” (il tartufo bianco di qualità resta l’alimento di gran lungo più caro al mondo), persino il Canada, l’Australia e l’Oregon si starebbero attrezzando per conquistare fette di mercato. Se pensiamo che, già ora, sono Paesi produttori e reali competitor delle nostre trifole Slovenia, Croazia, Romania e Cina, è fondato il timore che Alba potrebbe affrontare presto le incognite derivanti dalla globalizzazione anche del Bianco d’Alba.

“Ed è esattamente questo – riprende Ponzio – il pericolo da temere e lo scenario da evitare. C’è indubbiamente una corrente di pensiero che guarda con interesse ad un tartufo mondiale fatto di grandi fatturati e trifole “internazionali” sulla falsariga del vino “che richiede il mercato internazionale”. Chissà che non si sviluppi anche in questo caso un pensiero tradizionalista e uno modernista. Pensare di fare del nostro tartufo un marchio internazionale è riduttivo nei termini della qualità che il “nostro tartufo” possiede in esclusiva. Ed è questa che dovremo conservare ad ogni costo e grazie alla cura dei boschi, delle piante tartufigene, delle tartufaie, del microclima e dell’ambiente che crea il tartufo migliore del mondo. Giustamente diverso, speciale e unico”.

 

 

Redazione Corriere

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