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La sezione albese di Italia Nostra pone l’attenzione sulla problematica ambientale del fiume Tanaro

Di recente in vari articoli giornalistici è ricomparsa, per singoli casi o per rilevazioni d’ordine generale, una relativa trattazione sulla problematica ambientale del fiume Tanaro nel tratto della provincia cuneese di pertinenza albese, senza tralasciare gli effetti d’assetto idro-geologico e paesaggistici che nel correlato fondovalle deriveranno dal prospettato completamento dell’autostrada Asti-Cuneo. Ancora, più d’una volta, vengono messi in evidenza la scarsa manutenzione delle sponde, l’incessante abbandono di rifiuti in vari siti, qualche situazione specifica d’inquinamento, la necessità di provvedere all’aggiornamento della sentieristica con attrezzate aree di sosta. Nel corso del tempo i problemi e le situazioni negative persistono, nonostante le istanze e le iniziative attuate da varie associazioni locali, tra le quali “Italia Nostra”, pur prendendo atto di qualche parziale risultanza positiva che è derivata da operazioni istituzionali.

Proprio la Sezione albese di “Italia Nostra” dal 1972, in vario modo ed in molte occasioni, ha sollevato questioni irrisolte, ha evidenziato casi oltremodo negativi, ha prospettato l’istituzione di aree di tutela, ha espresso osservazioni alla pianificazione territoriale nelle competenti sedi regionali e comunali. Fra le iniziative più recenti dell’Associazione è valevole rilevare: nel 2017 la raccolta firme nell’ambito della petizione (promossa dai sodalizi cebani “Amici del Fiume” ed “Amici della Tanaria”) a favore della salvaguardia idro-geologica del Tanaro, nel 2019 un documento di osservazioni al protocollo d’intesa tra i Comuni per aree naturali da salvaguardare lungo il Tanaro,  ancora nel 2019 partecipazione alla “Marcia per il Fiume” organizzata ad Alba da vari gruppi locali.

A proposito della pianificazione territoriale lungo le sponde fluviali ed in particolari contesti ambientali, vale ricordare ancora le proposte di “Italia Nostra” che fin dal 1983 sono state avanzate e pubblicate per l’istituzione di aree protette nel fondovalle tra i territori di Cherasco e Neive (“Rii di San Giovanni ed area cheraschese”, “Tenuta di Pollenzo”, “Stagni presso il ponte di Alba”, “Rocche di Barbaresco”),  nonché la cooperazione per l’oasi fluviale nel territorio di Magliano Alfieri. Oltre a quanto non è stato realizzato, il richiamo va pure alla necessità di revisionare l’assetto e di rendere maggiormente sicuro per gli utenti il “Parco del Tanaro” ad Alba.

Tuttavia anche l’inquinamento del fiume è stato ancora segnalato di recente nel tratto albese. Così evidenziano i dati del 2019 rilevati dalla cooperativa albese “Erica” «… a marzo a monte di Alba l’indice Ibe era pari a 9, con classe di qualità biologica seconda (inquinamento evidente). A valle del depuratore di Canove di Govone l’indice Ibe era pari a 7, con classe di qualità biologica terza (effetti dell’inquinamento evidenti). Di poco migliori i dati di dicembre». Un’aggiornata indagine mirata andrebbe effettuata. Quali le cause da accertare e perseguire: scarichi abusivi, eventuali perdite dalle fognature, il versamento contaminante da rii e torrenti affluenti, rifiuti di plastica e di vari materiali depositati sulle rive od altri fattori negativi?

Questa Sezione di “Italia Nostra” continuerà a prestare attenzione alla problematica ambientale del fiume Tanaro. Così come non recederà dal ribadire la necessità di idonei interventi pianificatori, di salvaguardia delle sponde fluviali, di contrasto efficace alle cause d’inquinamento del corso d’acqua e di confacente riassetto idrogeologico.

 

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Redazione Corriere

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