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La qualità del vino piemontese vince anche all’estero grazie alla resilienza dei produttori

Presentati i dati del Wine Permanent Observer di Confindustria Cuneo: giacenze in calo, prezzi delle uve e dei vini in crescita,  rimangono le incognite legate alla logistica e all’impennata dei prezzi delle materie prime

Il comparto dei vini piemontesi gode di buona salute e il 2021 sarà ricordato per l’elevata qualità e per il ritorno alla normalità per quanto riguarda le vendite. Nel quadro tracciato oggi nel convegno “Vino e mercati: Scenari e Tendenze” che si è svolto al Pala Alba Capitale, il WPO, l’Osservatorio Permanente sui Vini ha presentato –  in collaborazione con i Consorzi vinicoli Piemontesi – un ampio e accurato aggiornamento dei dati di settore.

Dopo i saluti istituzionali di Paolo Sartirano, presidente Sezioni Vini e Liquori di Confindustria Cuneo e di Patrizia Mellano, segretario generale della Camera di Commercio di Cuneo, che ha evidenziato il convinto sostegno dell’Ente all’iniziativa  per valorizzare il settore vinicolo, divulgando e analizzando le dinamiche dei prezzi, ha preso il via l’analisi condotta da Elena Angaramo, responsabile del Centro Studi e del WPO di Confindustria Cuneo e di Alberto Cugnetto, Referente Sezione Vini e Liquori dell’Associazione degli Industriali.

Nel 2021, vi è stato un significativo aumento dei prezzi di tutte le uve, soprattutto di quelle cuneesi con aumenti superiori al 50% rispetto ai valori del 2020 per Barolo (+59%) e Barbaresco (+63%), Dolcetto d’Alba (60%) e Nebbiolo sia nella versione Langhe che d’Alba. Trend in aumento anche per le uve della provincia d’Asti e Alessandria, ma con rialzi mediamente più contenuti (20% Barbera d’Asti). “Dinamiche che avranno ripercussioni su prezzi dei vini dalla prossima primavera che si sommeranno ai già conosciuti aumenti di prezzo delle materie prime. La sfida per i produttori sarà legata al convincimento dei buyer ad accettare gli aumenti di prezzo”, ha sottolineato Alberto Cugnetto, nel suo intervento. Nonostante un 2020 non positivo per molte denominazioni il 2021 mostra un tendenziale recupero dei volumi imbottigliati con poche eccezioni che dimostrano un comparto in salute e con buone prospettive commerciali. Particolarmente interessante l’aumento delle produzioni e delle superfici coltivate nell’Alto Piemonte, nelle province del Novarese e Vercellese con le DO a base Nebbiolo, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Colline Novaresi e Coste della Sesia DOC.

Vanessa Gho, analista di Think Quality, si è concentrata sulla situazione in Italia, indicando che per quanto riguarda la GDO, non vi sono state significative variazioni sui livelli di prezzo rispetto al 2020, se non per il vitigno Langhe Nebbiolo, che ha riscontrato un sensibile aumento.

Paolo Nolasco, Chief Analyst ExpNol, ha presentato il quadro dei mercati in Europa, indicando come la base di rilevazione sia ampia, perché sono stati presi in considerazione circa 13 mila voci,  evidenziando come i vini rossi piemontesi, la Barbera e il Barolo, la facciano da padrone, rappresentando oltre il 70% delle presenze dei vini piemontesi in tutti i mercati, dalla Russia agli U.S.A.

Nella tavola rotonda moderata dal giornalista Roberto Fiori de La Stampa, il focus sulle tendenze di mercato con l’intervento di buyer ed operatori nazionali ed esteri.

Ezio Raviola (Punto Bere)  ha fatto il punto  sul contesto nazionale e regionale, prendendo le mosse dall’emergenza sanitaria che ha contraddistinto il 2020,  annus horribilis per eccellenza, per  la diminuzione dei prezzi legata alla chiusura dei locali e alla paura generalizzata sui mercati. I dati di oggi sono positivi, i consumi sono cresciuti soprattutto nei prodotti di qualità.

Fabrizio Stecca (Think Quality) ha tratteggiato la situazione della grande distribuzione in Italia: “Sono anni che ci attendevamo un cambio di rotta ed è arrivato con i Millennials: si compra meno, ma si privilegia la qualità, a favore di una scelta più ampia”.

Maurizio Muzzetta (More Than Grapes) ha evidenziato come il mercato degli Stati Uniti sia un anticipatore e acceleratore di tendenze e che il mercato on line sia esploso a seguito dell’emergenza Covid, portando la vendita  dei vini su nuovi canali. Il vino piemontese tiene su tutte  le fasce di prezzo. “Abbiamo la fortuna di essere italiani, il nostro prodotto è sempre apprezzato e quando riusciamo a spingerlo un po’ prevale quasi sempre sugli altri”.

L’approfondimento di Jaap Vandenbeukel ( Senior Buyer e -luscious B2C Group ) era incentrato dedicato all’e-commerce, che  ha modificato le modalità di acquisto dei vini ed è destinato a salire ancora nelle preferenze dei consumatori. In Belgio nel 2015 l’e-commerce corrispondeva al 2% degli acquisti, nel 2020 ha raggiunto il 10%  e se le previsioni saranno confermate, entro il 2025  si arriverà al 20-22% del totale della vendita dei vini. Grande apprezzamento per le etichette italiane, degustate in abbinamento con le eccellenze alimentari del Bel Paese.

Elena Angaramo, responsabile del Centro Studi Confindustria Cuneo ha ricordato l’impegno dell’Osservatorio, costituito 3 anni fa, per  raccogliere e rendere fruibili i dati del comparto: “Stiamo lavorando per arricchire il data base per renderlo sempre più completo. Abbiamo condotto tra ottobre e novembre  una ricognizione dei consorzi di tutela piemontesi, ottenendo un buon riscontro. Hanno collaborato i Consorzi Alto Piemonte, Erbaluce Canavese e Carema, Monferrato Casalese e Asti, che si aggiungono alle già consolidate relazioni con  i Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani,  Roero, Barbera d’Asti e vini del Monferrato, Gavi.

Le conclusioni le ha tratte il presidente della Sezione Vini e Liquori, Paolo Sartirano che ha delineato opportunità e difficoltà all’orizzonte: “I produttori hanno affrontato la pandemia in modo eccellente, impegnandosi e  investendo in nuovi canali di vendita. Positive le valutazioni sull’annata 2021, nonostante le difficoltà anche  legate al clima. Le questioni principali da affrontare la logistica, dal reperire i container per il trasporto, all’aumento esponenziale dei costi delle materie prime come bottiglie, tappi, etichette. La sfida è quella di mantenere gli incrementi e mediare gli aumenti, facendo i conti con un consumatore che spenderà un po’ meno”.

 

 

I dati del WPO sono a disposizione delle aziende associate alla Sezione Vini e Liquori di Confindustria Cuneo  e dei vari soggetti che collaborano al progetto ( per info, osservatoriovini@confindustriacuneo.it)

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