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“La pace non si ottiene con le bombe” Il no delle donne in nero alla guerra in Ucraina

Intorno agli striscioni appoggiati a terra ci sono i coriandoli e qualche bambino in costume corre attraverso le due ali di manifestanti allineati al centro di via Maestra per partecipare alla manifestazione indetta dalle Donne in nero contro la guerra per denunciare l’aggressione sovietica all’Ucraina. “Il conflitto in Ucraina ha assunto dimensioni gravissime, con il coinvolgimento della Russia e dei paesi della Nato, col rischio di avviare una guerra globale – si legge nel documento che è stato redatto e diffuso tra i passanti. Noi vogliamo una pace senz’armi in un’Europa che realizzi gli obiettivi che sono stai alla base della sua nascita come comunità di Stati. Noi rifiutiamo la logica della guerra come strumento di risoluzione dei contrasti e diciamo no alla corsa agli armamenti, al ricorso a ogni tipo di violenza e contro questo sistema che non vuole uscire dalla logica della lotta armata. A tutti i Paesi coinvolti chiediamo di fermare l’escalation della guerra, di deporre le armi e trattare.

Al governo italiano chiediamo di Impegnarsi con tutta l’Europa per un accordo politico negoziato, nel rispetto della sicurezza e dei diritti delle popolazioni coinvolte, di cessare la fornitura di armi alle parti belligeranti, di dichiarare la propria indisponibilità al coinvolgimento militare e di ripensare il significato di un’appartenenza ad una Nato che ha confermato la volontà di perfezionare la sua politica di deterrenza anche nucleare”.

Alla manifestazione ha partecipato anche un gruppo di donne ucraine da anni ad Alba e impegnate come bandanti presso numerose famiglie.

“Per fortuna – racconta Natalia – riusciamo ancora a mantenere i contatti con le nostre famiglie. Ma le notizie sono drammatiche, specialmente per chi ha parenti o famiglia a Kiev. Io sono originaria di Leopoli (la capitale culturale dell’Ucraina, non lontana dai confini con la Polonia, ndr) e mio marito è stato per anni sindaco di un piccolo Comune non lontano dalla città. Purtroppo i combattimenti sono rapidamente arrivati anche qui dove però è ancora in funzione l’aeroporto e quasi tutti stanno bene. Mio marito e mio genero sono stati richiamati alle armi. Ho due figlie, Mariana e Irina, che da giovedì sono a casa dal lavoro perché quasi tutto è stato chiuso. Sono molto preoccupata per i miei nipoti Geremia – di 3 anni – e Zacaria che ha dieci anni. Sono determinata a fare in modo che almeno loro possano arrivare qui o almeno in Polonia dove andrei a prenderli. Purtroppo il mio passaporto scadrà tra pochi giorni e questo mi mette ulteriormente in difficoltà. Tutte le nostre storie sono simili e molte delle badanti che come me lavorano ad Alba sono originarie della zona di Leopoli. Siamo qui da anni, ci siamo integrate bene, il nostro lavoro è apprezzato e le famiglie per cui lavoriamo ci vogliono bene. Abbiamo il cuore a Kiev come abbiamo scritto nei cartelli, ma anche a Leopoli e in ogni città o paese della nostra patria”.

Venerdì pomeriggio ci sarà un’altra manifestazione. Lo ha annunciato Franco Foglino a nome dell’Ufficio della Pace del Comune di Alba: una fiaccolata percorrerà via Maestra per concludersi in piazza Duomo dove si esibiranno gruppi vocali interpretando canzoni dedicate alla pace.

 

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