La mostra sul Borri ha «ripulito» chiesa maltrattata a Sommariva del Bosco

Il sole che ha ravvivato e rallegrato le giornate di fine estate, ha potuto illuminare interamente la chiesa di sant’Orsola di Sommariva del Bosco, eccezionalmente aperta per una mostra. Prima, filtrando attraverso l’unica finestra che orna la facciata, ha illuminato in sequenza gli affreschi che Giovanni Maria Borri ha ideato e realizzato per la volta a botte: due medaglioni raffiguranti episodi della vita di sant’Orsola, uno legato alla sua vita terrena (sant’Orsola e i pirati) e l’altro alla sua ascesa al cielo dopo il martirio. Ma, altresì, la fitta trama di decorazioni, che il pittore ha ideato per completare lo spazio tra i due medaglioni e gli archi a tutto tondo, che dividono la volta stessa, ricchezza pittorica, che solo di persona si riesce a vedere nell’insieme e nei particolari, come disegni a forma di corolle di rose, geometrici,  volti di putti, vasi, per citarne alcuni.

Poi la luce è scivolata ad illuminare le pareti, dove il Borri ha realizzato, posizionandole in finte nicchie, figure, quelle austere dei quattro evangelisti e quelle femminili, personificazioni di alcune doti, che si ritenevano loro peculiari (la Virginitas, la Prudentia, la Mansuetudo e la Simplicitas), usando la tecnica del chiaroscuro: è emerso l’indubbio pregio artistico, valorizzato dalle decorazioni verticali che le inframmezzavano.

La piccola chiesa, pulita, liberata degli orpelli e sgombrata del materiale che non le apparteneva, ha rivelato la bellezza dell’insieme e particolari che lo strato polvere, specie in alcuni punti, aveva nascosto: come i bellissimi serti di fiori in stucco a ornamento dell’altare maggiore, nota di leggerezza a spezzare l’austerità (i committenti erano donne) o il ramo di palma e la freccia, parimenti in stucco, richiami al martirio di sant’Orsola. Ma anche il tabernacolo dell’altare di sant’Elisabetta d’Ungheria. Inoltre i due affreschi che il Borri dipinse sulle pareti laterali del presbiterio: la Presentazione di Maria al tempio e l’incontro di Maria con Elisabetta, dove il pittore ripropone la delicata scelta cromatica, il senso della prospettiva e la cura dei particolari, che contraddistinguono tutta la sua opera.

E man mano che il sole andava a tramontare dietro il profilo inconfondibile del Monviso, la luce incerta del crepuscolo faceva immergere i visitatori, ancora presenti, nell’atmosfera di intensa spiritualità, che contrassegnava la chiesa nel passato.

La mostra ha, poi, consentito, con le fotografie delle opere di Giovanni Maria Borri, presenti in altri edifici religiosi di Sommariva del Bosco, una completa immersione in questo genere pittorico, ampiamente trattato dal pittore.

Il pubblico, transitato numeroso con costante regolarità, ha potuto scoprire o riscoprire un artista sul quale da troppo tempo è sceso l’oblio.

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