More
    spot_imgspot_img

    I più letti

    spot_img

    Leggi anche...

    La Consigliera regionale Giulia Marro in visita al CPR di Torino

    spot_imgspot_img

    Venerdì 21 giugno Giulia Marro, neo eletta Consigliera regionale per la provincia di Cuneo, insieme alle due colleghe di Alleanza Verdi e Sinistra Possibile Alice Ravinale e Valentina Cera, al Deputato Marco Grimaldi, e a Sara Diena ed Emanuele Busconi, Consiglierə della città di Torino, ha fatto visita al CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Torino in corso Brunelleschi, attualmente chiuso per lavori.

    I CPR sono strutture di detenzione amministrativa in cui vengono reclusi cittadini non comunitari sprovvisti di un regolare documento di soggiorno, oppure già destinatari di un provvedimento di espulsione. Nonostante il governo Meloni intenda implementarli, si stanno rivelando in gran parte inutili per la funzione che dovrebbero svolgere: in media solo il 50% dei rimpatri viene portato a termine, rimpatri resi complessi dalla mancanza di accordi bilaterali con i paesi di provenienza e dall’alta spesa pubblica che comportano. Istituiti nel 1998, hanno visto aumentare il periodo di reclusione a ogni riforma di legge che li ha coinvolti: erano 30 giorni con la Turco-Napolitano, sono diventati 180 con i decreti sicurezza di Salvini, mentre l’attuale governo prevede il prolungamento della detenzione addirittura fino a 18 mesi.

    Le condizioni di detenzione, che si basano su reclusione e privazione della libertà personale, risultano particolarmente insostenibili, come provano i numerosi casi di suicidio (tentato o riuscito) registrati al loro interno. Si tratta di luoghi a cui la società civile non ha accesso, recintati e sorvegliati da forze militari, luoghi in cui si verificano violazioni dei diritti civili delle persone detenute e continui sprechi di risorse economiche, in favore di soggetti privati incaricati della loro gestione.

    La delegazione che lo ha visitato ha potuto verificare come nel caso del CPR di Torino le ristrutturazioni vadano avanti con l’unico intento di accelerare la riapertura. Nella mancanza totale di comunicazioni pubbliche trasparenti sulla spese e sulle tempistiche dei lavori, stucchi, vernice e impianti elettrici sembrano essere l’unico vero oggetto dei lavori, uniti al cambiamento dei colori delle pareti delle aree comuni e agli infissi nuovi.

    «La cosa che mi ha colpito è l’architettura», ha detto la Consigliera Marro: «tutto cemento, il ferro delle grate e delle porte blindate. Apparentemente non ci sono posti “morbidi” e accoglienti: i letti, le panche dei refettori, il suolo… tutto è rigido e respingente. Immagino come sia obbligare le persone a rimanere chiuse in spazi del genere per mesi, colpevoli solo di non aver potuto realizzare il proprio percorso migratorio. Penso inoltre a tutte le persone che, non potendo essere rimpatriate, escono da un’esperienza del genere e rimangono sul nostro territorio prive di diritti perché ancora senza documenti: sicuramente saranno provate dalla detenzione in condizioni così degradanti, e saranno traumatizzate, ancora più in difficoltà di prima. Su queste basi come può uno Stato democratico far credere di investire davvero sulla sicurezza? Questi luoghi, semmai, generano insicurezza. Continuerò a seguire la questione dei CPR con attenzione».

    Il gruppo che ha visitato la struttura ha dichiarato congiuntamente: «il CPR di Corso Brunelleschi ha già mostrato tutta la sua disumanità: i CPR sono luoghi mostruosi, ancora di più perché inutili, e in quanto tali vanno chiusi. Continueremo a dirlo in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Il CPR di Torino non va riaperto, ma smantellato, e quello spazio va restituito alla città. Lo diciamo da anni e lo ha detto ufficialmente anche il Comune di Torino. Non ci è stato possibile fotografare quanto vi stiamo raccontando, ma riteniamo necessario che i media entrino quanto prima e rendano pubblico l’orrore di questo luogo, delle sue gabbie e delle sue celle. Invitiamo le istituzioni del nostro Paese, dal Parlamento alle istituzioni locali, dalle Asl alla Procura della Repubblica, a unirsi agli sforzi dei Garanti delle persone private della libertà personale e delle associazioni per verificare con i loro occhi che la presenza di persone in questi luoghi non è compatibile con la Costituzione e con lo Stato di diritto».

    Redazione Corriere
    Redazione Corrierehttps://www.ilcorriere.net
    Potete contattare la Redazione del Corriere allo 0173-28.40.77 oppure scrivendo a: info@ilcorriere.net

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui

    Dal Territorio