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    La chiamavano educazione civica

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    Ai tempi in cui sentivo nominare l’educazione civica a scuola, ero forse fra quelli che non ne comprendevano a fondo il significato. Forse perché sulla pagella non figurava nella lista delle discipline da studiare e da assimilare.

     

    Non si davano voti specifici. Salvo evidentemente un collaterale generico voto sul comportamento, il cosiddetto voto di condotta. Tuttavia nelle pieghe degli orari qualche brava e giovane maestra riusciva in qualche modo a dare sostanza e contenuto a questa vaporosa materia. Gli spunti non mancavano, specialmente con l’avvicinarsi di qualche tornata elettorale. Quando cioè erano proprio gli edifici scolastici ad assecondare tali eventi, cedendo spazi e aule. Figurarsi poi gli scolari che ne traevano l’indubbio vantaggio della vacanza. Ma per loro era anche l’occasione di unire il dilettevole all’utile. Era un’occasione per apprendere i primi rudimenti della responsabilità e del senso civico che esprimevano le libere elezioni.

    Come anche per comprendere il valore fondante ed irrinunciabile della democrazia. Quella che la maestra cercava, con convinzione, di spiegare e trasmettere, “perché è consacrata nella Costituzione”, ci diceva. Pensando ora che si trattava degli anni ‘50 del secolo scorso, non si può negare che quei momenti fossero, i primi passi verso una consapevole educazione civica. Attorno alla quale, poi, far ruotare tutto il complesso dei diritti e dei doveri, del rispetto e dell’onestà, della giustizia e della solidarietà, della convivenza civile e della pace. Tutti valori che davano il giusto senso della libertà propria e degli altri, come anche il riconoscimento delle autorità legittime. Vale a dire un primo grande coinvolgimento nella vita del paese. Oggi più che di educazione civica è urgente parlare di educazione alla cittadinanza.

    Una cittadinanza libera, consapevole, responsabile. La cittadinanza attiva, molto invocata qualche decennio fa, trascurata negli ultimi anni, finita paurosamente in second’ordine. E’ responsabilità sicuramente del mondo degli adulti, che non ha saputo tenere il punto sulla materia. Ora fa bene al cuore vedere che, a Bra, un filo venga riannodato, proprio con i ragazzi delle primarie e delle secondarie di primo grado, che, da veri cittadini, nel loro Consiglio Comunale, sanno starci molto seriamente.

    Redazione Corriere
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