In Piemonte parte la corsa all’oro, ecco dove andare a cercarlo

I torrenti piemontesi sono i più ricchi di pepite d’Italia e si moltiplicano i cercatori d’oro Per molti è solo un hobby, ma tra pensionati e disoccupati c’è chi spera di farne un lavoro

0
64452

I loro strumenti sono un paio di stivaloni di gomma, una pala, un setaccio e, soprattutto, tanta, tanta pazienza. I loro week-end li trascorrono con i piedi a mollo, lungo il greto di fiumi e torrenti, setacciando senza sosta i fondali sabbiosi e la ghiaietta trasportata dalla corrente. Cosa cercano? Oro. Piccole, luccicanti, preziose pepite d’oro.

Conoscere i luoghi e i momenti giusti

Non tutti lo sanno, ma i corsi d’acqua del Piemonte sono tra i più ricchi d’oro d’Italia. Piccole pagliuzze e minuscole pepite, che brillano nel setaccio e sono subito catturate dall’occhio esperto dei cercatori. Sarà per la crisi e i tempi di “magra” in cui viviamo, fatto sta che negli ultimi anni, nella nostra regione, è partita una vera e propria “corsa all’oro”, che in pochissimo tempo ha visto moltiplicarsi il numero di appassionati e di “cercatori della domenica”. A spingerli è la passione per un’attività entusiasmante che si svolge nella natura, ma anche l’incrollabile speranza – se non proprio di arricchirsi – almeno di guadagnare qualcosa. Solo nell’ultimo anno, complice il fatto che le quotazioni dell’oro sono in continua ascesa, il numero di richieste di licenze – gratuite ma necessarie per praticare questa attività – è praticamente raddoppiato. Insomma, la “febbre dell’oro” sta contagiando migliaia di cercatori, e molti iniziano ad arrivare anche da altre regioni. Come ogni attività, tuttavia, è difficile improvvisarsi cercatori da un giorno all’altro. L’esperienza che si acquisisce con il tempo è indispensabile per far si che, da semplice hobby, la ricerca si trasformi in qualcosa di più remunerativo. «E’ un po’ come cercare i tartufi – spiegano i veterani – bisogna trovare il posto giusto e sperare che nessun altro lo trovi». Ma quanti sono oggi i cercatori d’oro? In Piemonte fino ad un paio di anni fa se ne contavano circa 300-400, oggi sono più di un migliaio, alcuni dei quali – soprattutto pensionati e disoccupati – si sono avvicinati con la speranza di farne un vero e proprio lavoro.

Tanto lavoro per pochi grammi

Ma anche se i bacini auriferi del Piemonte sono tra i più ricchi d’Italia, conoscere i corsi d’acqua più forniti di pagliuzze preziose non basta. E’ importante saper conoscere anche il momento giusto in cui andare a cercarle. Le piccole pepite si trovano più facilmente soprattutto dopo le piogge più intense, perché l’acqua della piena, insieme a sassi e detriti, trasporta verso valle anche il prezioso metallo. Insomma, l’esperienza da sola non basta e per l’esercito dei cercatori d’oro è spesso la fortuna a far la differenza. Il rischio è quello di trascorre magari un’intera giornata con i piedi a mollo, con la schiena a pezzi per aver setacciato sabbia tutto il giorno, senza aver trovato neppure una misera pagliuzza. Ma non importa. La ricerca dell’oro è una sfida entusiasmante, e il week-end successivo il cercatore è pronto per andare ad esplorare un nuovo greto, confidando in un migliore aiuto dal Cielo.

I torrenti più ricchi? Nel biellese e nel torinese

Nel biellese, dove si ritiene scorrano i corsi d’acqua più ricchi d’oro dell’intera regione, è nata anche un’Associazione dei Cercatori d’Oro. Per chi è alle prime armi mettono a disposizione l’attrezzatura, affittando vanghe e setacci e impartendo ai neofiti le rudimentali regole dell’attività: piedi in acqua, schiena piegata e via a setacciare il fondale.

Il “Klondike piemontese”, dove maggiormente si concentra l’attività dei nostri cercatori, è il torrente Elvo, nell’omonima valle tra le province di Biella e Vercelli. Ma tra i corsi d’acqua più ricchi figurano anche tre torrenti del Torinese, il Gallenca, il Malesina e il Chiusella. I cercatori più esperti conoscono molti altri rii benedetti dalla presenza del lucente metallo ma, ovviamente, ben difficilmente ne riveleranno la localizzazione ad altri aspiranti cercatori. Insomma, una volta fatta la necessaria pratica non resta che vagare e vangare, finché non si trova il proprio personale “giacimento”. «Nessuno pensi tuttavia di arricchirsi – avverte lo stesso vice presidente dell’Associazione dei cercatori d’oro biellesi, Bruno Martini -. La ricerca dell’oro nei nostri fiumi è soltanto qualcosa di più di un semplice divertimento, dove magari racimolare a fine giornata qualche guadagno se si è fortunati».  Ex magazziniere in pensione, stregato dal luccichio delle pepite fin dagli anni Ottanta, Martini può oggi dedicarsi a tempo pieno a questa attività, che nel tempo gli ha regalato anche qualche soddisfazione: «Come essere riuscito a donare a mia moglie un paio di orecchini facendo fondere l’oro che ho trovato».

Cappello a larghe falde, come quelli che si vedono dei film western, stivaloni e vanga, Bruno torna alla sua occupazione, sul greto sassoso dell’Elvo. Quanto può guadagnare un cercatore esperto come lui? Proviamo a fare due conti, senza considerare la capricciosa variabile della fortuna. Un grammo d’oro vale circa 55 euro. La legge regionale impone tuttavia ai cercatori un tetto massimo di raccolta di 5 grammi al giorno. Dunque, con l’assistenza della Dea Bendata, è possibile intascarsi fino a 275 euro al giorno. Tanto basta, in tempi come questi, per giustificare la nuova corsa all’oro…    

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui