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In Langa e Roero meno del 12% dei primi cittadini è donna: dato inferiore alla media nazionale

Diciamola subito. I dati che snoccioleremo nelle prossime righe faranno probabilmente imbufalire le femministe di casa nostra. Un rapporto appena dato alla luce, dall’inequivocabile titolo “Le sindache d’Italia”, dimostra come sia ancora molto difficile, per una donna, entrare nel mondo della politica e dell’amministrazione di un comune. Di strada – fortunatamente – ne abbiamo fatta tanta negli ultimi anni. Nel 1946, alle prime elezioni amministrative a suffragio universale femminile dell’Italia repubblicana, soltanto dieci donne, dieci autentiche pioniere, si cinsero al petto la fascia tricolore. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e oggi le prime cittadine nel Bel Paese sono 1.140.

Tutti soddisfatti? Mica tanto. Perchè, a conti fatti, questa cifra corrisponde ad appena il 15% del totale. E se questi dati vi paioni impietosi, allora preparatevi, perchè sulle nostre colline siamo messi ancora peggio rispetto alla – pur misera – media nazionale. Dei 250 comuni della provincia di Cuneo, appena 30 sono guidati da donne, pari al 12%. Numero che in Langhe e Roero diventa addirittura ad una sola cifra.

Nella Granda, il “rosa” troneggia soltanto ad Argentera, Barge, Barolo, Belvedere, Briga, Brondello, Caraglio, Caramagna, Corneliano, Frabosa Soprana, Gambasca, La Morra, Levice, Magliano, Marene, Marsaglia, Montelupo, Narzole, Neive, Ostana, Perlo, Pietraporzio, Prazzo, Roburent, Roccavione, Santo Stefano Belbo, Torresina, Verduno, Vezza e Vottignasco. La parole alle sindache Come leggere questi numeri? «Non parlerei di discriminazione, penso piuttosto che si tratti solamente di una questione culturale».

La tesi è sostenuta da Paola Sguazzini, sindaco di Narzole. «Non dimentichiamo che il nostro è sempre stato un territorio molto legato al vino, considerato un ambiente maschile per eccellenza, quindi anche la politica ha risentito di questo legame, soprattutto nei piccoli comuni. Io ho avuto l’onore di essere, in assoluto, la prima donna sindaco di Narzole, peraltro con una sfida tutta al femminile». Ma chi governa meglio, un uomo o una donna? «Governa meglio chi è più capace – taglia corto la Sguazzini – uomo, donna o marziano che sia». Su una “maggior predisposizione femminile alla gestione delle tante incombenze che gravano sulle spalle di un sindaco ne è convinta invece Annalisa Ghella, primo cittadino di Neive. «Non mi si accusi di superbia – mette le mani avanti – è solo che ritengo che per guidare un comune serva un bagaglio molto ampio di competenze, e in questo la donna è avvantaggiata, è nel nostro Dna. Purtroppo, paghiamo un retaggio culturale molto difficile da superare. Si fa ancora fatica a dare fiducia ad una donna. E questo lo vedo non solo come sindaco, ma nella vita di tutti i giorni, perchè sovente alle donne non viene riconosciuta la stessa autorevolezza degli uomini. Insomma – conclude battagliera la Ghella, anche lei prima sindaca donna nella lunghissima storia di Neive – per cambiare questa situazione c’è ancora moltissimo da fare». Linea sposata anche da Carla Bonino, sindaco di Vezza d’Alba. «Il mio impegno in Comune va avanti da oltre 20 anni. Ricordo che alla mia prima esperienza da capolista mi fu detto apertamente di lasciar perdere perché “gli elettori non erano ancora pronti a votare una donna”. Da allora sono passati più di vent’anni e le cose sono molto cambiate. Oggi, il fatto che ci siano poche donne alla guida di un comune, dipende solo dal fatto che sono poche le donne a presentarsi per questo ruolo, ma quando lo fanno ottengono in genere buonissimi risultati. Il motivo di questa minore partecipazione è legato al fatto che una giovane donna deve già far fronte agli impegni del lavoro, della casa e della famiglia. Parità o no, l’impegno di portare avanti una casa resta oggi nelle mani della moglie. Per una donna è quindi più difficile trovare il tempo per una sfida così impegnativa come quella politica». Le conclusioni sono affidate a una “decana” dell’avventura amministrativa, Alessandra Balbo, tre mandati come sindaco di Corneliano, in un ruolo ereditato dal padre e, prima ancora, dal nonno. «In questa classifica il Roero è purtroppo uno dei fanalini d’Italia, con un numero di sindache che si contano sulle dita di una mano. Non credo tuttavia che questo sia dovuto a un minor rispetto. Semplicemente… abbiamo già così tanto da fare che conciliare anche il ruolo di sindaco diventa davvero impossibile».

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