In aeroporto con i documenti falsi, nuovo sospetto di terrorismo

GENOVA – Nell’ufficio della polizia di frontiera dell’aeroporto Cristoforo Colombo bastano pochi minuti per capire che qualcosa non va. Gli agenti, grazie a una soffiata dell’intelligence, ha appena fermato due improbabili turisti greci. L’interprete si accorge che uno dei due capisce l’italiano. Volevano imbarcarsi per Londra. Sono ben vestiti e senza bagagli, nel portafoglio 500 euro. La Grecia, dice una nota riservata dell’intelligence, è sotto sorveglianza speciale: da lì, con documenti falsi, rischiano di arrivare potenziali terroristi. Oppure “cavalli” dell’organizzazione, impegnati nel cosiddetto dry run: un test che serve sostanzialmente a valutare le misure di sicurezza negli aeroporti, meglio se dislocati su rotte secondarie.In realtà i due uomini fermati allo scalo genovese sono albanesi. E le carte d’identità greche sono due falsi, nemmeno troppo sofisticate. Sono arrivati il giorno prima, con un volo della Blue Express partito da Tirana. E sono sbarcati con i loro veri passaporti, che ne certificano la reale identità: Edvin Rapo, 30 anni, ed Erald Hoxia, 26 anni. Sono curati, ben vestiti, incensurati. Nella testa degli inquirenti, coordinati da Stefano Puppo, perfetti per un esperimento sulle misure di sicurezza che, un domani, potrebbero essere “bucate” per altri fini.

I due uomini sono stati arrestati per la violazione della normativa antiterrorismo sui documenti falsi. E la mente degli inquirenti è andata subito a un altro caso internazionale che coinvolse l’aeroporto di Genova un anno fa , proprio nei giorni prima di Capodanno, una vicenda mai del tutto chiarita. Allora a essere fermati in circostanze molto simili furono due fratelli iraniani, che provarono in un primo tempo a partire per la capitale britannica con due carte d’identità fasulle belga, che ne certificavano un presunto status di profughi siriani.

Anche la provenienza dei due uomini fermati ieri è un campanello dall’allarme: stretta tra il Kosovo, fucina di foreign fighters, e il confine greco, un colabrodo dopo che il Paese è scivolato nella crisi economica, l’Albania è considerato dai servizi segreti una frontiera molto pericolosa in tema di terrorismo. Lo conferma anche una delle ultime inchieste genovesi, che ha messo nel mirino vari imam del capoluogo ligure, tra cui Enes Bledar Brestha, di cui sono stati tracciati passaggi di denaro attraverso sportelli del circuito Western Union con cadenza settimanale. Somme che per la Procura potrebbero essere servite «a finanziare cellule terroristiche islamiche in Albania o in Kosovo». I due sospettati sono stati portati nel carcere di Marassi. E qualche risposta in più potrebbe arrivare nei prossimi giorni, con i primi interrogatori.

X