Imprenditore di Dogliani assolto dall’accusa di bancarotta

  aula-tribunale-giustizia-Fotogramma-672Archiviata l’accusa di bancarotta fraudolenta a carico del doglianese DOGLIANI – Un imprenditore di Dogliani che con la sua famiglia scommette su attività di ristorazione ed alberghiere, le difficoltà economiche, il “pozzo nero” dell’usura, il fallimento di tre società. Alla fine la giustizia  riconosce che l’accusa di bancarotta fraudolenta nei suoi confronti non è vera, mentre oggi alcuni usurai hanno patteggiato e bancari di una decina di istituti  sono a processo con accuse pesanti. è la storia difficile che racconta, in tribunale e a “Provincia granda”, Ezio Peirone, di Dogliani. Venerdì, davanti al Gup del Tribunale di Cuneo, Carlo Gnocchi, (pm Maurizio Picozzi, ex procuratore capo a Mondovì) Alessandro Carletti, di Dogliani, ex rappresentante di alcune delle società fallite negli anni scorsi, ha patteggiato la pena di un anno di reclusione, per usura. Parte lesa nel procedimento è, appunto, Peirone, assistito dall’avvocato Lima di Genova e, in altri procedimenti, sempre come parte offesa, dall’avvocato Stefano Barzelloni di Mondovì. Peirone è la persona che ha innescato una serie di procedimenti nei confronti di alcuni Istituti di Credito della “Granda”, accusando direttori ed impiegati, oltre a due doglianesi, suoi parenti, di usura nei confronti delle società in cui, insieme ai genitori era amministratore, sino al loro fallimento. Si tratta, a quanto emerge dal procedimento giudiziario, di una vera “punta di un iceberg”. Una storia diventata pubblica, in realtà, addirittura in un comunicato stampa della Guardia di Finanza del 28 novembre 2013. Il titolo della comunicazione diramata ai giornali era: “La Gdf prosegue la lotta all’usura. Denunciati il direttore di filiale di una nota banca ed un suo ex dipendente”. Nel testo spiegava: “In base agli accertamenti, i due denunciati A.C. e R.T. approfittando dello stato di difficoltà finanziaria in cui versavano diverse imprese del doglianese – peraltro già vittime di usura praticata da altri, successivamente condannati dal tribunale di Alessandria con sentenza definitiva – avrebbero violato sistematicamente i dettami della Banca d’Italia, agevolando la consumazione della condotta delittuosa”. Il breve comunicato proseguiva con altri particolari sulle modalità dell’usura, col coinvolgimento dell’Istituto bancario di Dogliani. Un fatto che scosse la tranquillità del paese. Dopo il fallimento delle aziende, parlarono le sentenze. La prima è del 4 maggio del 2010, davanti al Gip del Tribunale di Alessandria: due degli usurai (Francesco Nicosia e Pietro Pasino) patteggiarono in seguito all’accusa di aver concesso prestiti con interesse mensile superiore al 10%. Al centro del vorticoso giro di fallimenti e di usura, l’imprenditore di Dogliani, che nel 2007 prese il coraggio a due mani e denunciò la filiera che aveva portato al fallimento le sue società: “La Sfinge sas”, “l’Hotel Villa Santa Teresa sas” e “Rossella sas”. Sino al 2003 operarono sul mercato senza problemi. Poi i guai con banche ed usurai che coinvolsero anche i genitori di Peirone, accusato di due “bancarotte fraudolente”. «Da entrambe – racconta oggi  Ezio Peirone – sono uscito pulito, con un’archiviazione per la prima nel 2013 ed una sentenza davanti al Gup di Cuneo del 2014. Se oggi desidero parlare è per onorare la memoria dei miei genitori, che si sono trovati coinvolti perdendo ogni avere. Per le sofferenze vissute, assieme a loro e per spiegare che siamo stati tutti vittime di una situazione di crisi che ci ha messi nelle mani di usurai e di banche che, pur sapendo che le somme che erogavano finivano nelle mani di queste persone, hanno continuato a finanziarmi. Sino a quando nel 2007 mi rivolsi alla Procura di Mondovì, affidandomi alla giustizia». Quella giustizia ha riconosciuto nel 2011 lo stato di usura del doglianese e dei genitori. Sebbene ”falliti”, dal Fondo anti-usura nazionale, attraverso la Consap Spa, ottennero un mutuo decennale di 786 mila euro con l’approvazione del progetto di investimento al fine di poter riprendere a lavorare con una nuova impresa, la “Phoenix srl” con sede a Rocca de’ Baldi ed uffici a Dogliani, (intestata ora solo ad Ezio Peirone). «Il processo di cui parla il comunicato della GdF – aggiunge Ezio Peirone – è davanti al Gup di Cuneo, è stato rinviato alla fine di aprile. Diverse altre cause sono in itinere nei confronti di alcuni istituti bancari della provincia a maggio e giugno, come nei confronti di altre persone, con me imparentate. Inoltre ci sono richieste di rinvio a giudizio per altri funzionari bancari»