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Ilaria Ichino, 29 anni, nuova presidente di “Donne in Campo”, racconta il suo lavoro e gli obiettivi dell’Associazione

Ilaria Ichino, 29 anni, diploma in ragioneria, è titolare dal 2016, nella frazione San Barnaba di Busca, dell’azienda agricola-caseificio “La Capanna”. E’ una ragazza dal temperamento forte e con tante idee. Alleva una novantina di capre di razza Saanen. La aiutano ogni giorno mamma Claudia, nata nel 1967, che si occupa soprattutto del lavoro nella stalla e della mungitura, e la sorella Chiara, 19 anni, diploma in Agraria, impegnata su più fronti e in diverse mansioni: una sorta di jolly. Entrambe sono coadiuvanti. Poi, le danno una mano, quando e come possono, il marito Matteo, il papà Claudio e il fratello Lorenzo. Ilaria e Chiara si dedicano principalmente al laboratorio, aperto nel febbraio 2018, in cui trasformano il latte in prelibati formaggi freschi e stagionati. Li vendono al mercato: il mercoledì pomeriggio a MerCu, nel quartiere San Paolo di Cuneo; il giovedì pomeriggio a GioBia, in corso Giolitti, sempre nel capoluogo della “Granda”; il venerdì a Busca e il sabato a Saluzzo. Inoltre, hanno costruito una rete di distribuzione diretta dei prodotti caseari ad alcuni negozi del Cuneese e del Torinese. Ma nella sede dell’azienda c’è anche un punto vendita ben fornito. Nelle 15 giornate di terreno disponibili le tre grintose donne della struttura agricola coltivano in modo naturale solo fieno per alimentare le capre. Il mangime viene acquistato con la certificazione da un’azienda specializzata. E poi il nutrizionista, in base alle analisi del latte effettuate da un laboratorio in collaborazione con il Servizio Veterinario, ne adatta la composizione. Inoltre, vengono rispettate tutte le regole del benessere animale. Dice Ilaria: “Costituiscono i paletti fondamentali per ottenere la qualità. Se le capre vengono allevate con cura, stanno bene e non sono stressate. Così anche il loro latte e i formaggi prodotti presentano caratteristiche migliori che, tra l’altro, rispetto a quelli di mucca hanno meno grassi e sono più delicati, leggeri e digeribili”.

 

La scelta di Ilaria

Afferma: “Il mio sogno è sempre stato quello di occuparmi degli animali. Quando ero piccola, con gli altri bambini giocavamo in questa cascina dei nonni. Però, per paura che le mucche ci tirassero i calci avevano comprato due capre. Sovente, le portavamo a spasso. La passione per quell’animale probabilmente è nata proprio allora. Poi, mi sarebbe piaciuto frequentare Veterinaria. Ma, per vari problemi, ho desistito. Del formaggio non conoscevo nulla. Ho frequentato dei corsi, letto libri e imparato molto. Produrre formaggi è come cucinare. Devi preparare con attenzione un qualcosa che poi offri agli altri, ma che senti tuo. Per questo motivo, ogni giorno, servono impegno e amore in quanto fai. Ora sta andando bene e sono contenta. Però, è un lavoro che deve crescere nel tempo. Tutti mi dicono che le attività nate dal nulla sono poi quelle che ti danno le maggiori soddisfazioni in futuro. E adesso, ogni tanto, quando sono preoccupata di non farcela, invece di fermarmi mi rimbocco le maniche e ricomincio”.

 

Ilaria presidente di “Donne in Campo” della Cia Cuneo

“Donne in Campo” è un’associazione “costola” della Cia Agricoltori Italiani nata nel 1999, con l’obiettivo di costruire una rete di imprenditrici agricole che crea comunità. Passando attraverso l’amore per la terra, l’attenzione alla qualità dei prodotti e ai processi di coltivazione e di allevamento degli animali nel rispetto dell’ambiente, l’impegno a trasmettere i valori delle tradizioni ai giovani e la realizzazione di progetti innovativi.

Ilaria Ichino è presidente di “Donne in Campo” della Cia Cuneo dall’assemblea del 15 gennaio 2022, in cui è avvenuto il rinnovo dei vertici provinciali dell’organizzazione agricola. Il mandato dura quattro anni. Sottolinea Ilaria: “Con questo incarico sento di avere una grande responsabilità nel far capire che una donna può lavorare in agricoltura e lo può fare bene. Anche quando, come è successo a me, in questo ultimo anno di gravidanza, ho seguito l’azienda fino a 15 giorni prima di partorire. Davide è nato lo scorso 5 gennaio e adesso, dopo appena un mese, lo porto già con me in tutte le situazioni che posso. Ho degli aiuti preziosi soprattutto da mamma e Chiara, ma questa è la dimostrazione che le donne possono gestire un bambino piccolo, una famiglia, una casa e l’azienda”.

Si è posta degli obiettivi alla guida dell’Associazione? “Cercare di unire le aziende di Cia Cuneo gestite da donne o comunque dove lavorano donne. Perché da sole si può arrivare solo fino a un certo punto. Costruendo, invece, un percorso di collaborazione, con idee e proposte, si riesce a crescere insieme ottenendo risultati migliori per tutte”.

Il ruolo di una donna in agricoltura, considerato da sempre un mestiere per gli uomini? “Pur avendo l’aiuto degli uomini di famiglia per i lavori più pesanti o di professionisti quando servono competenze specifiche, la nostra azienda, portata avanti da tre donne, è la testimonianza concreta che è possibile farcela. Poi, personalmente, se devo salire sul trattore e togliere il letame dalla stalla non ho nessun problema. L’importante è rimboccarsi le maniche, essere tenaci, decise e non fermarsi di fronte ai problemi”.

Ha trovato delle difficoltà per imporsi nel suo lavoro? “Con i colleghi è una questione generazionale e di un approccio diverso al modo di lavorare. I più giovani, in genere, sono aperti al confronto. Quelli più avanti negli anni hanno maggiore diffidenza e, soprattutto, hanno la difficoltà a capire che se uno ha studiato, anche a livello pratico, produce comunque formaggi buoni come se lo avesse imparato da un maestro casaro. Però, devi lavorare bene e tirare fuori la grinta per farti valere. Con i consumatori l’essere donna ha avuto dei vantaggi, perché hanno apprezzato fin da subito l’opportunità di acquistare i prodotti da una ragazza che ce la sta mettendo tutta per gestire un’azienda nel modo migliore possibile. In famiglia sono stati contentissimi della scelta che, adesso, è anche condivisa da mia sorella”.

Il valore aggiunto che possono portare le donne in agricoltura? “Rispetto agli uomini una maggiore sensibilità verso gli animali, l’ambiente, la cura delle mansioni quotidiane. Tutto ciò, forse, proprio grazie a quell’istinto primordiale di essere anche madri”.

Cosa serve a una donna per diventare imprenditrice agricola? “Grinta, determinazione, impegno, la volontà di rialzarsi subito se, a volte, è costretta a cadere. E forse anche un poco di pazienza, perché i risultati si ottengono piano piano. Ma una donna, se vuole, può fare qualsiasi cosa. Se poi è una “barbie”, certo non potrà mai produrre formaggi”.

 

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