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Il tema della pace, dal dopo evento all’accoglienza davvero concreta

L’intera comunità si mobilita per dare un aiuto ai profughi

Una manifestazione, un intento (“Contro la guerra, contro tutte le guerre”), e mille volti: così come il numero di persone intervenute a Canale, lo scorso sabato, dalla sinergia tra Comune, Parrocchia, scuole, associazioni di volontariato, collettività. Dopo le impressioni a caldo, è dunque tracciare un bilancio per quello che -parole dello stesso parroco don Eligio Mantovani – è stato «un punto da cui partire per riflettere sui temi della pace», ma anche della coesione sociale di cui la cittadina ha bisogno come il pane: per trarre forza e slancio dalle proprie enormi potenzialità. Così come anticipato in piazza dal sindaco Enrico Faccenda, il Comune si sta ora attivando per tracciare le linee-guida sul “come fare”: agevolando il più possibile le famiglie che vorranno ospitare persone che cercano riparo qui, tra queste colline. E se l’amministrazione non dispone di strutture atte a dare autonomamente alloggio, proprio in questi giorni è aperto il confronto con la stessa parrocchia per vedere sul da farsi. La collettività ne è partecipe, in spirito: lo hanno dimostrato soprattutto le generazioni più giovani, i ragazzi delle scuole qui coordinati dalle insegnanti Anna Rabino e Lidia Destefanis. Perché i loro canti, le loro poesie, sono del resto un’espressione di una solidarietà concreta. E’ un pensiero perfettamente colto da Tista Galvagno, che ha voluto arricchire la giornata con un suo pensiero: «Proprio noi che lasceremo in eredità ai nostri figli un mondo molto peggiore di quello che abbiamo trovato, noi che abbiamo dilapidato le risorse, innescato il cambiamento climatico, abbiamo l’occasione di riscattarci, salvando almeno la pace. Ma la pace ha un prezzo: siamo disposti a pagarlo? Se no, come potremo guardare ancora in faccia questi bambini?». Vicinanza unita a doppio nodo agli argomenti della memoria: come evidenziato, ai piedi del monumento ai Caduti, da Gino Scarsi. Da lui, il rimando a come tanti di coloro che perirono sui fronti di Guerra proprio nei luoghi in cui oggi s’infiamma il conflitto. Quei popoli cercarono anche di aiutarli, gli italiani mandati al macello: ricambiare quell’aiuto diventa un atto d’onore. Vicinanza senza filtri, testimonianze dirette: come quelle di Ania Kartashova, canalese d’adozione. Sicura nel suo fremito condiviso da tutti i presenti, coraggiosa nel suo tremare: con indosso il nastro biancorosso di battaglia della “sua” Bielorussia, nel ricordare la sua storia, il suo nonno che fu eroe di guerra ucraino, il suo rappresentare insieme quelli che là sono tutti “popoli fratelli”. «Io, noi, non vogliamo la guerra: noi siamo per la vita. Ricordiamoci che ciò che possiamo fare ora è manifestare affetto concreto a chi si trova in questa situazione: ricordiamoci di loro, di chi è in viaggio, di chi ha deciso di restare, di ciò che significa “famiglia”».

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