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    Il solito “vezzo” dei candidati

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    Molto social e un po’ meno (anche se ancora troppa) carta: questa è stata la campagna elettorale 2024. Certo è lontano il periodo in cui le nostre caselle postali si ritrovavano inondate di santini, ma quel vizietto di stampare quella foto ricordo e spacciarla nell’ambiente con la segreta speranza che possa intercettare una preferenza è ancora ben presente tra i candidati.

    Perché non ci inventiamo una legge che li proibisca? Ormai quel talloncino è anacronistico, è un feticcio che serve al massimo ai collezionisti per crearsi una sorta di album di figurine ed è uno sperpero davvero inutile. Ci sono strade molto più moderne per presentarsi, per convincere gli elettori, per dimostrare di essere più meritevoli degli altri. Non sto parlando del terribile messaggio whatsapp da copia incolla, in cui alcuni non si sono nemmeno premurati di cambiare il nome del destinatario. Mi sono sentito chiamare Antonio e perfino Giuseppe. Che tristezza. Se vuoi davvero il mio voto fammi capire il motivo per cui dovrei dartelo, dammi uno straccio di appiglio per scegliere. Mi sarebbe bastato sapere che sei simpatico ed onesto e non lo fai perché sei una pedina per completare la lista e della tua città, in fondo, ti importa poco.

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