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    Il ponte che unisce

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    Un ponte lo si attraversa in fretta se è trafficato, lentamente se è scenografia di paesaggio, parla di storia, di arte, di uomini, ricorda momenti dolorosi come distruzione di guerra o sciagure climatiche, ma suggerisce anche un senso di appartenenza: il rinascere con la ricostruzione. Il nome con cui viene definito può essere reale o metaforico, a Venezia è il Ponte dei Sospiri, che nulla ha a che spartire con l’amore; il soprannome risale all’800, poiché si immaginava che i prigionieri che di qui transitavano andando dai tribunali in Palazzo Ducale alle prigioni, guardando fuori la veduta sulla laguna, sospirassero sapendo che molto probabilmente non avrebbero mai più rivisto la luce del sole.

     

    Lo testimonia Silvio Pellico ne “Le mie prigioni”, quando chiede al carceriere notizie del suo amico Foresti: «Ah, signore! gli fecero passare il ponte de’ Sospiri! egli è nelle carceri criminali! La sentenza di morte è stata letta a lui e a due altri». Sui ponti nascono leggende. A Cividale del Friuli ho attraversato con un po’ di brivido il Ponte del Diavolo, così chiamato perché, secondo la leggenda, a costruirlo fu il diavolo in persona. Questi avrebbe preteso in cambio l’anima della prima creatura che fosse passata sul ponte. Dunque vendere l’anima, in linea con il Faust di Goethe.

    Oppure ritrovare l’anima. Il ponte è luogo di coesione tra due punti, due conformazioni territoriali, connotazioni sociali differenti, che tramite un monumento celebrano la loro unione. A Tbilisi, in Georgia, c’è il Ponte della Pace, progettato dall’architetto Michele De Lucchi, si trova sul fiume Mtkvari e unisce il più antico quartiere di Bericoni con quello di Rikhe. Se il fiume divide il centro urbano, creando una frattura tra il nucleo storico a Ovest e il parco a Est, da cui ha inizio la nuova Tbilisi, il ponte unisce. Un dialogo tra culture, identità di territorio e sguardo lungo.

    Così a Dronero il Ponte del diavolo è diventato ponte del dialogo, dove si intrecciano voci diverse, linguaggi letterari e artistici, incontri e dibattito tra persone. Un luogo periferico che si fa centrale. Ma un ponte divisivo oggi in Italia c’è, è quello ipotizzato sullo Stretto di Messina che sta creando divisioni e prefigurando battaglie legali. Non c’è certamente pace tra i residenti che hanno ricevuto l’esproprio per via della su costruzione. Altro che dialogo, si profilano venti di guerra.

    Redazione Corriere
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