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    Il Piemonte va verso la settimana corta

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    Ai piemontesi la “settimana corta” piace. I risultati di un’inchiesta tra i lavoratori della nostra regione ha dimostrato che il 55% sarebbe disposto a lavorare 10 ore al giorno per passare ad una settimana lavorativa di 4 giorni e averne uno libero a disposizione in più. Un sogno che per molti lavoratori è già diventato realtà, perché nel Torinese diverse aziende stanno già facendo da “apripista”, per una vera e propria rivoluzione che potrebbe non tardare ad arrivare. Almeno stando ai tanti pareri favorevoli che stanno accompagnando queste prime fasi della sperimentazione.

    La sperimentazione

    In Piemonte, una delle prime grandi aziende a introdurre la novità della settimana corta è stata la Luxottica, il marchio fondato da Leonardo Del Vecchio, un gruppo da 25,4 miliardi di fatturato con più di 200mila dipendenti nel mondo e 112 milioni di montature prodotte. Nel suo stabilimento alle porte di Torino oggi si lavora dal lunedì al giovedì. Ma non è la sola. Anche la Lamborghini ha portato la settimana a quattro giorni nelle sue linee di produzione piemontesi. Come funziona? «Si lavora su due turni da otto ore – hanno spiegato i sindacati Filmca Cisl -, dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22, ma chi aderisce alla settimana corta ha diritto a 20 giorni liberi all’anno, perlopiù il venerdì, secondo un calendario deciso in anticipo». E lo stipendio resta lo stesso. Insomma, a partire dal capoluogo, fabbriche e uffici si stanno poco a poco adeguando alla nuova realtà organizzativa che pare far contenti tutti. Addirittura, è già possibile tracciare un bilancio sulla funzionalità e sul gradimento del nuovo modello lavorativo andando in casa di Intesa San Paolo, la prima grande azienda ad aver avviato la sperimentazione più di un anno fa, dopo una richiesta firmata da oltre il 70% dei dipendenti. In questo caso si lavora 9 ore su 4 giorni settimanali. Il giudizio dei dipendenti del gruppo bancario a distanza di un anno? Soddisfazione in percentuale bulgara del 99%. Anche la direzione di Intesa San Paolo ha giudicato positiva la sperimentazione: «Si tratta di nuove modalità di lavoro volte a favorire il benessere e la conciliazione tra vita privata e professionale. Le consideriamo come un fattore di crescita per la persona, la banca e la società, anche in termini di competitività aziendale». E se azienda e dipendenti si dicono soddisfatti, non poteva essere da meno il mondo sindacale. per il segretario generale della Cgil Piemonte Giorgio Airaudo: «La riduzione d’orario è sempre più importante, perché da un lato è una delle condizioni poste dai giovani, a cui le aziende devono porre attenzione per essere attrattive, dall’altro è un’e­sigenza per contenere la perdita di posti di lavoro a seguito della digitalizzazione. Uno dei modi per farlo è redistribuirlo garantendo nuovi spazi di libertà».

    Lavoro e tempo libero

    E se ci spostiamo da Torino, ci sono aziende che hanno avviato modelli lavorativi ancora più rivoluzionari: si lavorano meno ore ma la paga resta la stessa. Nell’Alessandrino, lo stabilimento Bulgari di Valenza, prestigiosa manifattura di gioielli, ha assunto nuovo personale e portato le ore lavorative dei dipendenti da otto a sette ore al giorno, senza riduzioni di paga. Così, il classico orario 8-17 con un’ora di pausa è cambiato. Ora ci sono due turni da sette ore: 6-13 e 13,45-20,45, a parità salariale rispetto al precedente lavoro su 8. Le motivazioni del­l’azienda? «Lavorando meno si lavora meglio, si riducono i rischi e c’è un ritorno anche dal punto di vista della produttività».

    Per i lavoratori esiste dunque anche un’altra “settimana corta”, decisamente più ambita anche se ancora lontano dall’essere realizzata, almeno in Italia. In pratica, in una settimana lavorativa di 4 giorni il dipendente guadagna fattivamente un giorno della propria settimana, lavorando 4 giorni su 7 anzichè 5. La settimana lavorativa passa dunque da 40 a 32 ore settimanali e il weekend si estende a tre giorni. In questo caso, però, non stiamo parlando di un orario di lavoro compresso bensì di una vera e propria riduzione oraria.

    Redazione Corriere
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