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Il paradosso Abet: l’azienda si amplia, l’occupazione si riduce

Lo chiamano «piano strategico di rilancio» ma intanto rischia di lasciare a casa 112 persone. L’ha presentato a sorpresa la settimana scorsa ai sindacati l’Abet, con circa 600 dipendenti la più grande industria del laminato plastico a Bra.

In una nota inviata al “Corriere” il direttore generale e amministratore delegato Ettore Bandieri afferma la necessità di «riorganizzare e diminuire» i costi per fronteggiare la concorrenza dei Paesi emergenti. Di qui il ricorso alla mobilità. Per contro Bandieri annuncia «un ambizioso piano d’investimenti (già in corso e da circa 30 milioni, ndr) per garantire il successo di Abet nei prossimi anni». Nel nuovo capannone costruito in strada Falchetto presso lo stabilimento Folden s’installerà «una linea di pressa e impre­gna­trice fe­nolica ad altissima capacità produttiva», che s’accompagnerà a un reparto stampa digitale e al «raf­forzamento di alcune consociate» estere in Usa, Germania e Cina. Chiuderanno, invece, gli uffici commerciali a Reg­gio Emilia e a Ro­ma. «L’azienda – con­clude Bandieri – è disponibile ad attivare tutti gli strumenti per limitare gli effetti della riorganizzazione, riducendone i disa­gi con­­­­se­guen­ti».

«ESTERNALIZZATI». Una cappa di sconcerto e pre­occupazione è scesa su Bra, an­­cora alle prese con gli strascichi della crisi economica esplosa nel 2009 che ha causato ovun­que cessazioni e tagli occu­pazio­nali.La perdita di altri e tanti posti nel chimico, settore che più ha caratterizzato qui lo sviluppo industriale dal dopoguerra, ricaccerebbe la città indietro nel tunnel della recessione. Cgil, Cisl e Uil hanno subito pro­clamato il blocco degli stra­ordinari. Già perché «il lavoro non manca – dicono gli ope­­rai –.Se qualcuno pensa di risolvere vecchi problemi organizzativi scaricando sui più deboli sbaglia: noi lotteremo». L’ultima vertenza esuberi in Abet è del 2017 e si chiu­se con un accordo che col senno di oggi si è rivelato una fragile tregua.

L’ing. Bandieri si dice ottimista di trovare «una soluzione coi sin­dacati» e assicura che gran parte dei 112 esuberi potranno essere riassorbiti nella logistica (magazzino, spedizioni) da «esternalizzare», cedere a un altro soggetto imprenditoriale.«Nel nostro progetto  – conclude –c’è l’impegno per un passaggio diretto, quindi nessuna perdita di lavoro».

Incontro-scontro con i sindacati:

«E’ andato male»; «No, inizio positivo

«Hanno detto che i 112 licenziamenti sarebbero dovuti all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime. Non abbiamo avuto risposte alle nostre domande e il tavolo si è interrotto qui.Lunedì (oggi ndr) in assemblea decideremo le iniziative di lotta con i lavoratori». Così Enrico Cabutto della Ggil all’uscita dall’incontro impresa – sindacati venerdì scorso sulla crisi Abet. In un comunicato congiunto con Cisl e Uil, la Rsu scrive che «l’azienda non è stata in grado di fornire utili elementi da giustificare i provvedimenti intrapresi». Per la rappresentanza sindacale unitaria si tratta di una «politica da respingere nettamente, fatta di risparmi sui costi aziendali e con un percorso di terziarizzazione e ridimensionamento del personale».

Per la parte datoriale, l’ad Abet Ettore Bandieri parla invece di «incontro costruttivo e serio in cui si è avviato un confronto che, ovviamente, parte da posizioni distanti.Il nostro team di negoziazione ha condiviso con i sindacati un calendario di altri 4 incontri ravvicinati.Un fatto certamente positivo per identificare presto soluzioni concrete».  

E La Giunta comunale si schiera:

rispetto, ma stiamo con i lavoratori

La Giunta comunale ha replicato a stretto giro di posta al comunicato dell’Abet che annuncia la ristrutturazione della sua fabbrica di laminati plastici a Bra.L’ha fatto con una nota diffusa alla fine della consueta riunione settimanale.

«Prendiamo atto, con stupore e grande preoccupazione, della grave decisione che la direzione dell’Abet ha comunicato ieri annunciando la decisione di volere procedere al licenziamento di oltre 100 dipendenti (di tutti i reparti) e di voler esternalizzare alcune fasi del processo produttivo – dicono il sindaco Bruna Sibille e i suoi assessori –.  Pur nel rispetto delle relazioni industriali e del confronto fra impresa e lavoratori che auspichiamo si apra al più presto, fin d’ora ci schieriamo con nettezza a fianco dei lavoratori. Facendoci interpreti della volontà e degli interessi della comunità braidese, richiamiamo la proprietà al senso di responsabilità verso i lavoratori che, con la loro fatica e la loro intelligenza, hanno consentito all’Abet di affermarsi sul mercato mondiale. Per questa ragione auspichiamo che non un posto di lavoro vada perduto, anche grazie agli investimenti già in programma».

Gianni Fogliato, il candidato a sindaco designato dalla coalizione di governo uscente per le prossime elezioni, all’Abet ha dedicato il primo intervento alla sua serata di presentazione: «Invitiamo a tenere conto della storia di questa fabbrica legata all’impegno e all’ingegno di tanti nella nostra città e facciamo affidamento sulla lun­gimiranza di chi oggi la dirige».

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