Il nuovo «palazzone» è in visione: qualcuno proverà a fermarlo?

Volete curiosare il progetto del “palazzone”? Potete farlo fino al 6 marzo all’ufficio Segreteria del Municipio, al comando dei vigili urbani il sabato e i festivi o su www.comune.bra.cn.it. Qui il Co­mune di Bra espone il “piano di recupero” che in realtà prevede la demolizione degli sta­­bili alla confluenza di via Vittorio Emanuele II e via Carando. A quest’ingresso al centro spariranno i bassi fabbricati lasciati da tempo in abbandono e al loro posto sorgerà un condominio di 5 piani. Esaurito il periodo di pub­blicazione delle carte firmate dallo studio Viganò e Lovizolo per i committenti signori Costantino, Scarzello e Montà, si po­tranno presentare osservazioni di pubblico e generale in­­te­res­se. Per cercare, magari, di limitare un’iniziativa discussa.

La Giunta del sindaco e assesso­re all’Urbanistica Bruna Sibille si è già espressa apprezzan­do le modifiche che, dopo una «pau­­sa di riflessione» imposta al primo iter della pratica nelle commissioni competenti, hanno por­tato a ridisegnare con balconi aggettanti la facciata su via Vittorio e a prevedere inserti verdi su quella in via Carando. Il palazzo occuperà tutto lo spazio di­sponibile: il Comune ha concesso la “monetizzazione” anche degli standard a parcheggio (il garage sarà interrato e servito da un montacarico per l’entrata e l’uscita dei veicoli). Sibille ritiene l’edificio «elegante e consono alla zona».

Di tutt’altro avviso Italia Nostra. Angelo Mallamaci, presidente della sezione braidese dell’associazione di tutela lo giudica «assurdo e abnorme». Ha annunciato che presenterà osservazioni e anche una «disamina puntuale delle stranezze che hanno caratterizzato quest’operazione urbanistica». Ha ricordato le riserve espresse perfino dalla Provincia per l’impatto che avrà su una zona già molto trafficata. Rammaricandosi di come la «pausa di riflessione» di cui sopra non abbia portato a ridurre neppure di un metro la mole dell’architettura, Mallamaci ha concluso: «Se il Piano regolatore avesse attribuito a quell’area una previsione edificatoria più in linea con le preesistenze, il Comune avrebbe potuto acquisirla a prezzo modico e destinarla al confinante Liceo bisognoso di spazi per aule e privo di una sua palestra».

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