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Il no di Cia Cuneo alla decisione Ue di scrivere sulle etichette del vino che l’alcol fa male

Il provvedimento ha suscitato forti reazioni contrarie, anche del Governo italiano. Per l’organizzazione agricola della “Granda” intervengono Damonte, Marenco e Conterno: “Il vino è un alimento, bevuto senza eccedere fa bene alla salute”

La scorsa settimana l’Unione Europea ha dato il via libera alla richiesta dell’Irlanda di adottare sulle etichette di vino, birra e alcolici consumati nel proprio Paese avvisi del tipo “l’alcol provoca malattie del fegato” oppure “alcol e tumori sono collegati in modo diretto”. Come già accade per i pacchetti delle sigarette. L’ok è arrivato nonostante i pareri negativi espressi da Italia, Francia e Spagna – i principali produttori di vino in Europa – e di altri sei Stati della Ue che considerano il provvedimento una barriera al mercato interno. Però, adesso altre nazioni potrebbero seguire l’iniziativa irlandese. Il sì definitivo alla misura dovrà comunque essere autorizzato, entro sessanta giorni, dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. In Italia, da sempre attenta a curare la qualità delle produzioni e che ha nel settore vinicolo una delle sue eccellenze, il provvedimento ha suscitato forti reazioni contrarie del Governo italiano e delle Associazioni di categoria. Nella “Granda” operano oltre 6.000 aziende del comparto, che occupano più di 16.000 ettari vitati e con una produzione di 100 milioni di bottiglie all’anno: quasi totalmente marchiate Docg e Doc.

 

Cosa dice Cia Cuneo

Roberto Damonte è contitolare dell’azienda a conduzione famigliare “Malvirà” di Canale ed ha guidato l’organizzazione agricola della “Granda” dal 2010 al 2017. Dice: “La cultura italiana e quella europea hanno sempre considerato il vino un alimento. Come il pane. Anche il pane non aiuta se consumato in eccesso. Quindi il problema è la quantità bevuta. Se sulle bottiglie venisse scritto “il vino va bevuto con moderazione” per informare le persone sul pericolo degli abusi potrei anche essere d’accordo. Un bicchiere di wisky fa decisamente più male di un bicchiere di vino, perché contiene una quantità di alcol tre-quattro volte maggiore. Le medicine ingerite in quantità superiori a quanto prescritto possono diventare tossiche. Per questo motivo sono contrario alle frasi “terroristiche” contro il vino. E le guerre di religione su un fronte o sull’altro non servono”.   

Luca Marenco è titolare , dal 2016, di un’azienda vitivinicola in località Bergera, nel Comune di Barolo e attualmente guida Agia Cuneo: l’Associazione dei giovani imprenditori Cia della “Granda”. Sottolinea: “Il vino è un alimento, bevuto senza eccedere fa bene alla salute delle persone. Al contrario, il tabacco non è un alimento e contiene sostanze che mettono sempre seriamente a rischio la salute delle persone. Quindi, i loro effetti non sono paragonabili. Inoltre, esistono in commercio bevande gassate che hanno conseguenze molto negative sul corpo. Eppure nessuno hai mai pensato di scrivere su quelle confezioni la loro pericolosità. Le frasi sul vino sono fuorvianti del problema e danneggiano i prodotti di qualità”.

Marenco lancia poi una proposta: “Il vino è il risultato conclusivo di un anno di lavoro e di sacrifici. La gradazione alcolica dipende dalle condizioni climatiche e in un periodo, come quest’ultimo, in cui la temperatura globale si è alzata, è anche salita la densità zuccherina delle uve e quindi la gradazione alcolica dei vini. E allora, anziché scagliarsi contro un prodotto con frasi inappropriate da parte di chi non conosce il tema bisognerebbe forse occuparsi in misura maggiore del come affrontare i cambiamenti climatici”.

Claudio Conterno è presidente provinciale di Cia Cuneo, nonché titolare, con Guido Fantino, di un’azienda vitivinicola biologica a Monforte d’Alba. Afferma: “L’alcol contenuto nel vino non è paragonabile a quello contenuto nei superalcolici. Metterli sullo stesso piano è una pazzia”.

Quindi, lancia una provocazione: “Innanzitutto, l’Irlanda produce la birra a doppio malto più alcolica che c’è sul mercato. Di conseguenza, sta conducendo una battaglia piuttosto curiosa. Se poi quel Paese ha il problema dell’abuso soprattutto di superalcolici dovrebbe tassare il giusto le multinazionali che lì hanno trovato aliquote molto agevolate e utilizzare i soldi per aiutare a uscire dal tunnel chi eccede nel consumo di alcol. Non, al contrario, scaricare il problema sul vino di qualità. E’ una contrapposizione inutile e pericolosa”.      

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