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«Il mio saluto ai nuovi amministratori. Sappiate condividere le ricchezze di Alba»

Monsignor Brunetti, ha seguito la campagna elettorale?

Un po’ come tutti, ho seguito questo importante momento di esercizio della democrazia. Ovviamente, mi sono tenuto fuori da ogni discorso politico, cercando piuttosto di informarmi sui programmi di ogni lista e di ogni candidato. Volevo conoscere dettagliatamente le loro idee sui problemi e sui bisogni della città. I politici devono essere consapevoli del loro ruolo e di quanto siano alte le aspettative che i cittadini ripongono nei loro confronti.

 

Quali sono i temi che non dovrebbero mai mancare dall’agenda politica di un buon amministratore?

A qualunque livello, chi sceglie di fare politica deve avere la consapevolezza dell’importante ruolo che ricopre. Deve essere sempre a disposizione di tutti. Non a caso, Papa Paolo VI diceva che la politica è l’esercizio più alto della carità. Da parte mia, raccomando grande attenzione soprattutto alle persone che fanno più fatica, ai poveri, agli emarginati, ai profughi, agli ultimi. E una analoga attenzione deve essere riservata ai diversamente abili, attraverso l’abbattimento di tutte, ma davvero tutte, le barriere architettoniche che ancora ci circondano. Un’Amministrazione può fare molto in questo senso, per creare una città vivibile per tutti, senza esclusioni. Per fare queste cose, è indispensabile maturare una capacità a collaborare con tutte le istituzioni del territorio. A cominciare dalla Chiesa, certamente, ma anche con le tantissime realtà legate all’associazionismo che arricchiscono il nostro territorio.

 

Alba è una città accogliente?

Io credo che Alba sia abbastanza accogliente. Soprattutto nei confronti delle persone residenti e degli stranieri che hanno ottenuto questo riconoscimento. Per chi è rimasto escluso, per gli immigrati non regolari, molte porte restano purtroppo ancora chiuse. Le persone che non riescono ad ottenere la residenza automaticamente si trovano escluse da ogni servizio e non potranno fare altro che vagare per la città, senza alcun tipo di aiuto. In tema di accogliente, la Caritas fa un lavoro enorme, così come le parrocchie, e penso agli alloggi a disposizione degli immigrati in difficoltà della parrocchia di Cristo Re. Ma si può fare di più. Alba è una città ricca e questa ricchezza va condivisa. Il Centro Assistenza Maria Teresa di Calcutta, con il suo Emporio Solidale, svolge un ruolo particolarmente importante in questo contesto. Oggi l’Emporio serve oltre 1.500 persone di 300 famiglie. Forniamo loro un aiuto dignitoso, perchè non consiste soltanto nella consegna di un pacco dono. Sono persono che “vengono a fare la spesa”, scegliendo ciò di cui hanno bisogno per la loro sussistenza. Se riusciamo a realizzare tutto questo è solo grazie alla grande generosità di tanti albesi, di tante aziende, di tanti commercianti, che forniscono il loro tempo, la merce da distribuire o sostegni di tipo economico. I commercianti che contribuiscono a riempire i nostri scaffali ricevono dal Comune anche uno sgravio fiscale sul pagamento della Tassa Rifiuti.

 

Come definirebbe il rapporto degli albesi con la chiesa?

Se devo definirlo con una sola parola, questa non può essere che “buono”. Storicamente, gli albesi sono sempre stati partecipi della vita delle loro parrocchie. Certamente ci sono delle difficoltà, e questo non si può negare. Forse oggi le chiese non sono più affollate come un tempo. Ma il rapporto di fiducia non è mai venuto meno, soprattutto con le famiglie. E questo grazie all’attività di associazioni come l’Agesci e l’Azione Cattolica, alle attività estive che si svolgono negli oratori o nelle case estive di Valdieri e Sampeyre, che ogni anno registrano il tutto esaurito. Un’esperienza divertente e formativa che offriamo a più di mille ragazzi. Insomma, la società è cambiata e sta cambiando, ma Alba ha saputo mantenere un legame stretto e significativo con la sua chiesa.

 

C’è un messaggio che vorrebbe rivolgere a tutti gli albesi?

Sappiate fare tesoro della bella realtà in cui viviamo. Una bellezza intesa sia sul piano paesaggistico che sociale. E’ una ricchezza che dobbiamo conservare e condividere con gli altri, soprattutto con le migliaia di turisti che arrivano ad Alba in numero crescente di anno in anno. Facciamo trovare loro una comunità serena, accogliente e solidale. Ecco, questo è il mio augurio…

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