Il ministro risponde all’on. Rabino sul caso Acna di Cengio

Dopo aver partecipato all’incontro pubblico dello scorso 10 marzo a Saliceto, dal titolo “La reale situazione del sito ex Acna. Molti parlano, pochi sanno, qualcuno nega”, promosso dall’Associazione lavoratori Acna, dal Comune di Saliceto e dagli altri Comuni della Valle Bormida limitrofi al sito, quest’oggi il deputato albese Mariano Rabino ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, per conoscere lo stato della procedura di infrazione aperta dall’Unione Europea nel 2009 inerente la bonifica del sito Ex ACNA. Oggetto dell’interpellanza, conoscere  le azioni che intende prendere il Governo Italiano per evitare le sanzioni dell’Unione Europea garantendo al tempo stesso l’effettiva  messa in sicurezza del sito a garanzia del territorio e delle popolazioni a valle dello stabilimento.

“L’attività di bonifica del sito di Cengio aveva tra le sue prerogative la messa in sicurezza permanete del sito ed il confinamento definitivo di oltre 3 milioni di metri cubi di rifiuti tossici nocivi, abbancati in adiacenza al fiume – scrive nella sua interrogazione l’on. Rabino –. Come è possibile che non sia stato previsto un sistema di allerta costante per i Comuni piemontesi a valle, al fine di informarli e consentirgli di attuare con celerità tutte le procedure necessarie ad impedire gli usi pubblici delle acque del Fiume Bormida in caso di fuoriuscite non previste di percolati o contaminati dal sito ex ACNA? Come è possibile che dopo i valori irregolari di alcune sostanze inquinanti registrati nel dicembre 2016 dall’ARPA Liguria nessuna informazione sia arrivata alla Regione Piemonte, alla Provincia di Cuneo, all’ARPA Piemonte, al confinante Comune di Saliceto e ai Comuni della Valle Bormida immediatamente a valle della zona di sversamento, per consentire di attuare le attività di salvaguardia della pubblica incolumità in tempi rapidi? Come è possibile che Syndial operi unilateralmente e ininterrottamente da sette anni senza alcun coinvolgimento della Regione e dei Comuni sui quali ricade da sempre il 100% delle conseguenze? Come è possibile che per un Sito di Interesse Nazionale di tale collocazione geografica, dimensione e pericolosità non sia prevista un organo di osservazione e controllo collegiale ligure – piemontese che rappresenti e tuteli in particolare la popolazione a valle del Sito? Quali azioni intende attuare il Ministero dell’Ambiente per la rapida e puntuale informazione dei Comuni a valle in caso di fuoriuscita di sostanze tossiche?”.

«Attualmente si è nella fase di parere motivato complementare – afferma il ministro Galletti rispondendo a proposito della procedura di infrazione –. A seguito delle più recenti interlocuzioni tra le Autorità italiane e la Commissione Europea si è raggiunta una sostanziale condivisione da parte dell’UE nel procedere a una valutazione degli impatti ambientali del complessivo progetto di messa in sicurezza permanente dell’area tanto nella parte già realizzata, quanto in quella in corso di completamento. Attualmente è in corso la definizione delle fasi e dei tempi in cui dovrebbe articolarsi il procedimento. Tale procedura sarebbe preceduta da una fase di scoping finalizzata a individuar preliminarmente, con adeguata precisione, i contenuti e le modalità di elaborazione dello studio di impatto ambientale necessario per l’avvio formale del procedimento, che potrebbe verosimilmente concludersi entro la fine del 2018. Il Ministero dell’Ambiente sta procedendo all’acquisizione presso gli Enti territorialmente competenti di tutte le informazioni tecniche necessarie a supportare l’iter di Valutazione di Impatto Ambientale.

Per quanto concerne invece l’alluvione di fine 2016, l’ARPA Liguria ha effettuato un sopralluogo per verificare il sistema di messa in sicurezza attuato nelle aree dello stabilimento. Gli esiti di tale sopralluogo hanno evidenziato che l’evento alluvionale ha determinato un innalzamento dei livelli del fiume Bormida tali da sormontare alcune aree dello stabilimento, raggiungendo quote dell’ordine del metro e provocando, mediante fenomeni di erosione, danni all’area in questione.

Al riguardo il Ministero ha chiesto alla Società Syndial (attuale proprietaria e gestore dell’area) di procedere al ripristino dei luoghi: la società ha da subito attivato le necessarie misure.

Infine, nell’ambito delle proprie competenze in materia di risarcimento del danno ambientale, il Ministero ha attivato un tavolo tecnico finalizzato a verificare la possibilità di giungere a un accordo transattivo con la Società Syndial sulla quale attualmente pende un giudizio relativo al danno ambientale. A tal fine si sono tenuti numerosi incontri tecnici che hanno visto la partecipazione di tutti i soggetti interessati (Ministero dell’Ambiente, Regione Liguria, Regione Piemonte, Syndial e Ispra) al fine di pervenire a una posizione condivisa.

A ogni modo, al fine di monitorare la messa in sicurezza del sito in parola, questo Ministero continuerà a svolgere le proprie attività mantenendo alto il livello di attenzione sulla questione».

Rabino: «Non posso ritenermi pienamente soddisfatto della risposta: per la transazione sul danno ambientale, i Comuni non vengono presi in alcun modo in considerazione nel tavolo tecnico. Dispiace ancor più, tuttavia, che alcuni colleghi, oltre al sottoscritto, siano stati fraudolentemente mortificati nelle loro prerogative. In quest’aula non sono ammessi gli spettacoli circensi… Molti sindaci, amministratori e cittadini non hanno potuto assistere alle risposte dell’esecutivo su temi di rilevante gravità per lo squadrismo fascista del Movimento Cinque Stelle. È una vergogna e un danno per tutti i cittadini italiani».

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